Ore 12 – Nel Pdl conta e canta solo la “voce del padrone”

Mentre nel Pd si attende la riunione della Direzione del 19 dicembre per una “conta” formale richiesta da Veltroni in modo da “stanare” gli avversari interni, nel Pdl, in vista della sua nascita formale, il confronto politico non decolla. Questo perché a livello nazionale tutto ruota attorno a Berlusconi e alla sua leadership, indiscutibilmente trainante

Mentre nel Pd si attende la riunione della Direzione del 19 dicembre per una “conta” formale richiesta da Veltroni in modo da “stanare” gli avversari interni, nel Pdl, in vista della sua nascita formale, il confronto politico non decolla.

Questo perché a livello nazionale tutto ruota attorno a Berlusconi e alla sua leadership, indiscutibilmente trainante per le elezioni nazionali ed europee.

Mentre a livello territoriale l’unico interesse ad animare i “boss” locali riguarda la spartizione del potere, prestando più zelo a scannarsi reciprocamente che a cercare di battere le forze dello schieramento avversario o a rapportarsi con i problemi quotidiani della gente.

Non sono pochi, specie fra i “forzisti” a dire che non c’è dibattito sul nuovo partito perché, di fatto, il Pdl c’è già.

La lista unica presentata alle ultime e vittoriose elezioni politiche da Forza Italia, An e altri partitini cos’è stata se non la prefigurazione del nuovo soggetto politico lanciato dal Cavaliere con l’annuncio del “predellino”?

Questa sembra essere la posizione di chi ritiene superfluo un confronto interno serrato per definire strategia e forma partito.

Data la “caratura” del fondatore Silvio Berlusconi, non è facile pensare al Pdl come a un partito “tradizionale”.

A tal proposito c’è da registrare oggi un intervento interessante di Fabrizio Cicchitto, che su Libero rileva: “L’esperienza degli altri sistemi politici europei ci dice che anche alle spalle dei leader devono esserci partiti forti, democratici, radicati sul territorio”.

Per raggiungere tali obiettivi Cicchitto propone di combinare due elementi, “il partito del leader con il partito degli eletti”. Cicchitto difende “il valore della leadership” e il “verticismo” presenti nel Pdl, utili nella fase di passaggio per evitare la conflittualità”.

Bene. Ma il dato di fondo resta sempre lo stesso: come è possibile rendere democratico un partito, quando di fatto il leader è anche il proprietario e fa e disfa la strategia e la tattica e decide gli “eletti”?

Tutto il resto è dibattito culturale, utile, ma senza peso. Nel nuovo Pdl, così come nella vecchia Forza Italia, conta e canta solo la “voce del padrone”.