Spagna, Scuola: Meno filosofia e più economia “per i consumatori del futuro”

Ecco perché la riforma di José Ignacio Wert è un pregnante esempio di moderno fascismo

Ridurre le ore di filosofia per fare posto all’educazione finanziaria. E’ questa una delle proposte contenute nella riforma dell’istruzione spagnola e sponsorizzate da José Ignacio Wert. A tale riguardo, il ministro dell’educazione (del Partito Popolare) ha dichiarato “è necessario che i nostri figli, ovvero i consumatori del futuro, acquisiscano in ambito finanziario un livello più alto di quello dei rispettivi padri. La crisi ha evidenziato una carenza di competenze, molte volte dannose per la singola economia familiare”.

E’stato già redatto il materiale per gli insegnati che dovranno impartire le nuove lezioni di economia. A farlo sono stati il Banco de España e Comisión Nacional del Mercado de Valores (la Consob spagnola). Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, il materiale è giudicato da molti come controverso, ad esempio sul punto della distinzione tra spese modificabili e spese non rinviabili. Le prime, di serie B, sarebbero quelle per nutrirsi e per il riscaldamento, le altre, assolutamente prioritarie, sono quelle inerenti alle tasse, ai mutui e alle assicurazioni. Tale distinzione sarà sicuramente difficile da spiegare a studenti le cui famiglie versano in condizioni di povertà.

E non è tutto. Si deve aggiungere che il già contestatissimo ministro Wert, ex Direttore delle relazioni corporative del Banco Bilbao Vizcaya Argentaria, ha voluto inserire nel suo piano la presenza in aula di amministratori delegati di banche e aziende. Tra questi compiano anche quelli del Banco di Santander e della Bnp España, enti coinvolti in gravi scandali finanziari e corresponsabili della profonda crisi economica che sta vivendo il paese in questo momento.

In ogni caso, quello che è certo per ora è che la filosofia sarà drasticamente ridotta. Platone, Hegel, per non parlare di Marx, non sono più utili agli studenti per il governo spagnolo.

Cosa possiamo dire sul tema? Facciamo un paio di modeste riflessioni.

a) Di sicuro non siamo scandalizzati dalla riforma iberica, perché sappiamo perfettamente che nell’era della “post-ideologia”, l’ideologia trionfa incontrastata. E lo fa senza doversi ancorare a grandi principi, semplicemente agendo sul piano pratico.

b) La filosofia è inutile? Sì, è sicuramente inutile un pensiero critico per la società neoliberista, non è monetizzabile e potrebbe favorire un clima di instabilità, inoperosità, indisponibilità. Dunque, meglio ridurne le ore a scuola: potrebbero formarsi individui non istruiti al lavoro. Il termine “istruiti” ci pare più opportuno di “educati”, basta dare un’occhiata all’etimologia delle parole (cosa che per Wert sarà sicuramente una perdita di tempo, mentre per noi rimane un esercizio fruttuoso).

c) Nello specifico poi, c’è un punto molto interessante, quello riguardante il “consumatore del futuro”, citato dal ministro. Ribadire un concetto del genere certifica, ancora una volta, la volontà di farla finita con la figura del cittadino, che partecipa alla vita pubblica facendo libero esercizio della propria ragione (e tanti saluti a Kant!). La scuola oggi, per l’appunto, deve creare consumatori, categoria proteiforme, ibrida, falsamente libera ma sempre obbediente al capitale. Il consumatore calcola secondo un criterio di efficacia-efficienza, non ragiona. E durante il nazismo lo sapevano bene.

d) Dalla riforma si evince che mutui e rate dell’affitto sono più importanti dell’avere il frigorifero pieno. Dunque, viene sottolineata la preminenza assoluta, che ha funzione disciplinare, del sistema debito-credito. Sistema, questo, che a livello macroeconomico domina nelle politiche di austerity. Il debito, in realtà, è necessario all’ordine vigente e non è fatto per essere estinto: è la garanzia che regge il sistema, fondato sul senso di colpa. Inoltre, non ci stupiamo che si faccia riferimento proprio ai mutui dopo la crisi del 2009. Come dire: la crisi è l’elemento costitutivo della nostra economia, non può essere messa in discussione. E che le perverse connessioni dei valori di scambio annientino i valori d’uso!

e) L’economia può essere critica? Marx ci dice di sì, Keynes ci dice di sì, ma le università contemporanee, che sono spesso sovvenzionate dai privati, non sono molto interessate alla critica. Preferiscono fornire “mangime per polli in batteria“. Propongono modelli incontestabili, che possono essere corretti, ma non messi in questione. E d’altro canto per metterli in questione un po’ di filosofia sarebbe necessaria.

Come ebbe a dire Theodor Adorno:

“L’irrazionalità della società borghese nella sua fase più tarda è restia a farsi comprendere: erano ancora bei tempi quelli in cui si poteva scrivere una critica dell’economia di questa società, cogliendola pienamente nella ratio a lei propria. Perché la società ha ormai gettata questa ratio tra i ferri vecchi sostituendola virtualmente con una disponibilità immediata su ogni cosa”