Di Battista (M5s): “Siamo schiavi del nazismo di Germania e istituzioni Europee”

In un convegno sulla Ue, Di Battista (M5s) fa paragoni tra il nazismo e l’attuale governance europea e rilancia l’uscita dall’euro dell’Italia. Ma è opportuno esprimersi in questo modo?

Alessandro Di Battista, come è noto, ama stare sopra le righe, nel tentativo di rendere più efficaci i suoi messaggi. Oggi, l’esponente del Movimento 5 Stelle, intervenendo al convegno All’Alba di una nuova Europa, ha dichiarato: “La realtà è che siamo schiavi del marco. Non stiamo nell’euro ma sostanzialmente nel marco quindi dobbiamo staccarci dal nazismo centrale di Germania e istituzioni europee perché vogliono colonizzare il Sud Europa attraverso le loro politiche economiche. Guardiamo alla Grecia strozzata dalla Troika. Uso il termine nazismo non per il popolo tedesco ma riferito alle istituzioni che stanno uccidendo i popoli“.

Evidenziamo subito che il paragone ci pare inappropriato, meglio sarebbe stato fare un confronto tra l’Europa attuale e la Repubblica di Weimar (come fanno in molti). Ma evidentemente i riferimenti storici “meno sensazionali” non hanno lo stesso potere di traino sui media.

Di Battista, poi, ha ribadito nuovamente che è necessario uscire dall’euro perché a comandare è il marco. Un’analisi un po’ corriva quella del deputato pentastellato, più in linea con quelle dei partiti euroscettici di destra che con le critiche più articolate formulate dalla sinistra radicale.

Ma la cosa che lascia di stucco è che lo stesso parlamentare 5 stelle ha rivendicato l’uso di un linguaggio volutamente provocatorio nel suo intervento: “Viva la faccia della sana provocazione se questa è un modo per far parlare i media non di Berlusconi ma di come le istituzioni europee stiano distruggendo interi paesi“. Strana affermazione, questa, soprattutto se pronunciata da un militante di un movimento che si proponeva di rivoluzionare tutto, salvo poi arrendersi alle logiche del circuito mediatico. Come dire: “sono costretto a spararla grossa, qualcuno mi ascolterà”. Un metodo di comunicazione che da Berlusconi a Salvini, fino a Grillo, conosciamo purtroppo molto bene.

L’unica cosa interessante detta dal Vicepresidente della commissione Esteri è che il Movimento 5 Stelle sarebbe pronto ad allearsi con Podemos e Syriza per costruire un fronte del Sud Europa contro l’austerity. Idea, tra l’altro, lanciata da Tsipras alle scorse europee, ma che evidentemente all’epoca non convinse il partito di Grillo, che preferì allearsi dopo le elezioni con Farage al Parlamento Ue.

Staremo a vedere come Tsipras e Iglesias accoglieranno l’offerta lanciata da Di Battista. Sospettiamo che un’alleanza possa essere messa in campo solo su un ristretto numero di punti e che non sarà affatto una cosa scontata. Anche perché oggi chi ricopre responsabilità di Governo, come nel caso di Syriza, non sembra essere disposto ad uscire dall’euro se non in ultima istanza. Come ha spiegato l’economista Emiliano Brancaccio, un ritorno ritorno della Grecia alla dracma e una politica espansiva “avrebbero senso solo se si riuscisse a tenere in equilibrio il saldo delle importazioni e delle esportazioni verso l’estero“. E questa, come sanno benissimo ad Atene, è un’operazione difficile per un paese che è allo stremo.

Usicre dall’euro non è detto che sia un male in sé. Ma pensare, come fa Di Battista, che basti convocare un “plebiscito” contro la moneta unica e poi tutto si risolverà da sé non convince. Dietro l’uscita dalla moneta unica ci sono problemi grandi, come quello di acquisizioni da parte di capitali stranieri e nuove politiche “entno-nazionaliste”. Per questo motivo, varrebbe la pena pesare le parole.

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