Lega Nord, lasciano in sei per andare con Tosi. Salvini: “Auguri, mi salutino Fini e Alfano”

Tre deputati e tre senatrici lasciano la Lega Nord per entrare nel nuovo soggetto politico creato da Flavio Tosi.

di andreas

Giovedì 26 marzo 2015 – La telenovela dei sei parlamentari vicini a Tosi che hanno minacciato di lasciare la Lega Nord continua, anzi, questa volta la notizia è finalmente ufficiale: i deputati Roberto Caon, Emanuele Prataviera e Matteo Bragantini e i senatori Emanuela Munerato, Patrizia Bisinella e Raffaela Bellot lasciano il Carroccio con un nota congiunta in cui dicono:

“Dopo una lunga e sofferta riflessione e un confronto con i nostri territori, abbiamo deciso di uscire dal gruppo parlamentare della Lega Nord. Riteniamo che l’espulsione del nostro segretario nazionale della Liga Veneta e il commissariamento di fatto del direttivo nazionale della Liga stessa, oltre che il disconoscimento delle legittime decisioni che erano state assunte in consiglio nazionale, siano state prese da via Bellerio in modo scorretto e illegittimo dal punto di vista statutario e politicamente non comprensibile. Siamo nati come autonomisti e federalisti sia nelle battaglie politiche rivolte all’esterno, sia nella gestione interna al nostro movimento. Questi fatti ci fanno ritenere che la Lega Nord abbia abbandonato la sua vera natura e il suo spirito riformista e federalista, non ammettendo più nemmeno un dibattito e una democrazia interni. Siamo stati tra i protagonisti della cosiddetta ‘rivoluzione delle scope’ che tanto faticosamente aveva combattuto e sconfitto il ‘cerchio magico’ che oggi constatiamo essere ritornato anche con altre figure e più virulento di prima”

L’obiettivo dichiarato è quello di “creare un nuovo soggetto” per “ridare dignità e potere alle autonomie locali”.

La reazione di Matteo Salvini? Eccola:

“Auguri. Mi salutino Fini e Alfano”

Bisinella: “In tre valutiamo l’addio

Lunedì 16 marzo 2015Patrizia Bisinella ha ammesso oggi pubblicamente che lei, Raffaela Bellot ed Emanuela Munerato si stanno “attrezzando per lasciare il gruppo della Lega al Senato” e ha precisato:

“Nulla è ancora ufficiale, ma in questo periodo, come sempre, continuiamo a lavorare con i nostri colleghi al gruppo”

Lega: in sei lasciano il gruppo al Parlamento

Giovedì 12 marzo 2015

Nella Lega Nord la scissione sta per diventare ufficiale, dal momento che alcuni tra deputati e senatori stanno per lasciare il gruppo parlamentare. Si tratta di una rottura interamente riconducibile allo scontro tra Salvini e Tosi, seguito alla minaccia di quest’ultimo di candidarsi governatore in occasione delle elezioni regionali in Veneto (appuntamento clou dell’election day di maggio). Sono infatti tutti “tosiani” i ribelli che si preparano a dare l’addio al partito di Matteo Salvini.

I numeri non sono certo di quelli che fanno pensare a un imminente terremoto, visto che si sta comunque parlando di tre deputati e tre senatori (Patrizia Bisinella, compagna del sindaco di Verona; Raffaela Bellot ed Emanuela Munerato, ex operaia e sindacalista; Matteo Bragantini, Emanuele Prataviera e Roberto Caon). È la replica su scala nazionale – anche se quelli che abbandonano sono tutti veneti – di quanto avvenuto in consiglio regionali, dove è nato il nuovo gruppo Impegno Veneto.

I gruppi parlamentari della Lega, comunque, non sono a rischio: al Senato rimarrebbero 12 leghisti (soglia minima 10), mentre alla Camera rimarrebbero in 17 (soglia minima 20, ma con un regolamento molto più malleabile). Per di più, dalle parti della Lega Nord fanno capire che i parlamentari uscenti saranno facilmente sostituiti dai “tantissimi che vogliono entrare in Noi con Salvini“.

A questo punto, Tosi è uscito allo scoperto con le sue ambizioni nazionali (a cui sta lavorando da tantissimo tempo). Un partito di stampo leghista ma molto più moderato, che si rivolge a piccoli imprenditori e artigiani, anti-tasse, duro sull’immigrazione; ma lontano dai neofascisti e a favore dell’euro: “Io sto lavorando per una vera alternativa di centrodestra, anche se è difficile. Sarebbe strano assai se cercassi intese con la sinistra. Questo non è un paese normale, c’è un centrosinistra che vince perché al di là c’è il nulla”.