Spending review: presto due nuovi commissari, Gutgeld e Perotti

I due fidati consiglieri di Renzi dovranno riprendere in mano i dossier Cottarelli

di guido

La spending review tornerà presto ad avere un commissario, anzi due: dopo il termine anticipato del mandato di Carlo Cottarelli, tornato a lavorare al Fondo Monetario internazionale dopo mesi di incomprensioni e tensioni con il governo Renzi, l’incarico è rimasto vacante ma, stando alle anticipazioni date oggi da La Stampa e Il Corriere della Sera, l’incarico potrebbe essere assegnato a breve, forse già nel Consiglio dei ministri in programma oggi, 12 marzo.

Come previsto da più parti, la scelta di Renzi è caduta su Yoram Gutgeld, economista e deputato del Pd di origine israeliana, fedelissimo di Renzi e nominato già dal premier lo scorso settembre nel team di 7 consiglieri economici di Palazzo Chigi. Dello stesso team fa parte anche Roberto Perotti, che stando alle anticipazioni affiancherà Gutgeld in un inedito tandem alla revisione della spesa.

Professore di economia all’Università Bocconi, è da anni un fautore del taglio dei costi della politica, e in veste di consigliere economico di Palazzo Chigi è stato l’ispiratore della norma che fissa a 240.000 euro il tetto degli stipendi dei manager pubblici. A Gutgeld e Perotti toccherà riprendere in mano gli scottanti dossier Cottarelli sul taglio dei costi pubblici, che avevano fatto sbottare Renzi “la spending non la fa un commissario, ma si fa attraverso un percorso di trasparenza”.

Si vedrà se ora, con dei commissari più in sintonia, il percorso potrà riprendere. In generale, il posto di commissario alla spending review non è stato particolarmente fortunato: il primo fu Enrico Bondi, nominato dal governo Monti, che però si dimise dopo poco per diventare revisore delle liste di Scelta Civica. Gli successe Mario Canzio, che rimase quattro mesi senza lasciare tracce. Il posto rimase vacante fino a ottobre 2013 quando il governo Letta nominò Carlo Cottarelli. Il passaggio da Letta a Renzi, e le incomprensioni tra Cottarelli e il nuovo esecutivo, mettono fine dopo solo un anno al mandato di Cottarelli, cui seguono altri mesi in cui il posto rimane vacante.

Ma quel che conta è che non si è mai trovata una strategia comune per il taglio della spesa. Cottarelli aveva puntato molto sul taglio dei costi della PA, paventando anche licenziamenti di dipendenti pubblici. Il governo Renzi sembra invece orientato a trovare fondi in altri modi, come i costi degli immobili pubblici, in particolar modo la bolletta energetica da 5 miliardi l’anno, e gli sprechi della sanità e degli enti locali nell’acquisto di servizi.