Come l’Onu ha fallito in Siria: il rapporto sui civili Failing Syria

Ventuno agenzie e ong internazionali hanno presentato il rapporto Failing Syria: le perdite tra i civili nella guerra in Siria e l’inefficacia degli interventi del Consiglio di sicurezza dell’Onu

Ventuno agenzie e ong internazionali, tra cui Save the Children, Oxfam, Norwegian Church Aid e Un Ponte Per, hanno presentato il rapporto Failing Syria che denuncia le perdite tra i civili nella guerra in Siria e l’inefficacia degli interventi del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

La certificazione, nero su bianco, di come le Nazioni Unite abbiano fallito su tutto, in Siria: il paese, stretto in una morsa di sangue e bombe dalle prime manifestazioni del 2011, la cosiddetta “Primavera siriana” trasformatasi in una guerra civile in cui tutti combattono contro tutti, rappresenta oggi una delle vergogne maggiori per la comunità internazionale.

Secondo molte agenzie internazionali la crisi umanitaria accertata dal 2012 in Siria è la più grave e problematica del secondo dopoguerra e che il 2014 è stato l’anno peggiore per i civili siriani dall’inizio del conflitto nel 2011:

“L’amara verità è che il Consiglio di Sicurezza ha fallito nelle sue risoluzioni […] le parti in conflitto hanno agito, e continuano a farlo, impunemente ignorando le richieste del Consiglio, i civili non sono protetti in alcun modo e il loro accesso agli aiuti non è migliorato.”

ha spiegato alla BBC Jan Egeland, segretario generale del Consiglio per i Rifugiati norvegese.

Failing Syria Unsc Resolution

Oltre a certificare l’inefficacia degli interventi delle Nazioni Unite in Siria il rapporto denuncia l’aumento delle vittime civili nella guerra civile, solo nel 2014 76.000. A inizio dello scorso anno il bilancio era già tragico: 2 milioni di rifugiati, 220mila morti, oltre 10 milioni di sfollati ancora imprigionati in Siria, un’aspettativa di vita abbassatasi di due decenni pro-capite. Un bilancio che nel 2014 si è ulteriormente aggravato, con un incremento nei tragici numeri di morte e disperazione che, tuttavia, non possono essere considerati completamente attendibili (probabilmente sottostimati).

Secondo il rapporto nel 2014 si sono aggiunte un milione di persone agli sfollati siriani, che risiedono in aree considerate “difficili da raggiungere” dalle Nazioni Unite, aree in cui dal 2011 i civili non hanno visto che bombe e sangue, ma nemmeno una garza o un cerotto o una bottiglia d’acqua: nel 2014 sono aumentati del 31%, raggiungendo quota 5,6 milioni, i minori bisognosi di aiuti umanitari.

Come l’Onu ha fallito in Siria – Aleppo


Aiuti che, nonostante le buone intenzioni, sembrano non solo essere fermi ma addirittura diminuire: se nel 2013 le Nazioni Unite erano riuscite a distribuire il 71% degli aiuti e dei fondi per il sostegno dei civili siriani (quei fortunati fuggiti dalla Siria nei campi profughi oltreconfine, perchè gli altri continuano a vivere condizioni estreme di disperazione), nel 2014 la quota è scesa al 54%.

I dati, presi per quello che sono (numeri), fanno spavento ma la realtà dei fatti è, se possibile, anche peggio: Medici Senza Frontiere è entrata in Siria solo nel tardo 2013, dopo due anni di distruzione, le cronache raccontano di violenze settarie e di una guerra civile per procura in cui tutti combattono contro tutti e in cui il soggetto meno violento spaventa come un Milosevic in lingua araba.

“A quattro anni dall’inizio del conflitto in Siria, questa guerra continua a vivere di una violenza brutale che non fa distinzione tra civili e combattenti, né rispetta lo status di protezione del personale e delle strutture sanitarie”.

ha dichiarato Joanne Liu, presidente internazionale di MSF. Se all’inizio della guerra i medici nella città di Aleppo erano 2500 oggi a resistere sono appena un centinaio, senza strutture e senza aiuti: anche la medicina, in Siria, è considerata uno schieramento.

Il rischio, ha spiegato alla CNN il vice direttore di Oxfam UK Nigel Timmins, è che questa situazione possa trasformarsi in uno “stato delle cose”, con la conseguente tacita accettazione da parte della comunità internazionale e delle coscienze di chi vive migliaia di chilometri lontano dalla Siria.

Una situazione che nei campi profughi fuori dalla Siria non è certo migliore: condizioni igieniche disperate, carenza di personale, continuo afflusso di civili affamati, disperati, feriti e malati che arrivano a decine di migliaia. A Yarmouk, un campo profughi ove risiedono 18mila palestinesi, c’è un disperato bisogno di cibo ed acqua e, contemporaneamente, di sicurezza: sono 43 i miliziani jihadisti arresisi all’esercito siriano di Assad nelle ultime settimane, un numero che nasconde l’elefante jihadista nei sobborghi di Damasco.