Usa 2016: Hillary Clinton può essere incriminata per l’emailgate?

La difesa dell’ex Segretario di Stato in conferenza stampa convince poco

di guido

Ieri finalmente Hillary Clinton ha deciso di prendere il toro per le corna e rispondere alle accuse per il cosiddetto emailgate, dopo che per settimane aveva glissato sul caso che, intanto, ha assunto sempre più i connotati dello scandalo.

E la risposta arrivata in conferenza stampa non sembra aver convinto molto i commentatori, che sui quotidiani di oggi parlano di “arrampicata sugli specchi”. L’ex Segretario di Stato ha ammesso di aver agito con leggerezza usando la propria mail privata per le comunicazioni ufficiali, ma a parte questo si è difesa dalle accuse spiegando di non aver tecnicamente violato nessuna legge. Una difesa apparsa piuttosto debole, anche se secondo i sondaggi non sembrano esserci ripercussioni sul consenso per la probabile candidata democratica alle prossime elezioni.

Ma la questione che tiene banco riguarda proprio i risvolti legali della vicenda: la ex First Lady ha veramente violato le leggi e rischia perciò di finire sotto processo? Il Washington Examiner lo ha chiesto all’avvocato esperto di etica Stan Brand, che ha risposto “Tecnicamente sì, ma praticamente no”. Questo perché un’eventuale accusa dovrebbe prima di tutto dimostrare l’intento da parte della Clinton di impedire o negare l’accesso alle mail, e non è facile.

La sua posizione sembra mettere d’accordo anche il Congresso, in cui solo il repubblicano Darrell Issa sostiene che la Clinton dovrebbe essere processata per aver nascosto email decisive riguardo l’assalto all’ambasciata Usa di Bengasi nel 2012. Issa ricorda che ci sono stati tre ingiunzioni per quei documenti, che però non sono mai stati consegnati.

La questione però, agli occhi degli elettori americani, appare vecchia. Già nel corso degli anni passati i Repubblicani al Congresso hanno attaccato la Clinton per non aver diffuso tutti i documenti sull’assalto in cui perse la vita l’ambasciatore statunitense in Libia, e nelle ultime settimane le polemiche hanno ripreso vigore solo grazie allo scoppio dell’emailgate. Sull’assalto del 2012 sta comunque indagando una commissione speciale guidata dal Repubblicano Trey Gowdy.

Ma, a dispetto delle scarse possibilità di riuscita, un’associazione filorepubblicana, Freedom Watch, ha già fatto sapere di voler denunciare la Clinton per violazione del Freedom of Information Act, anche in relazione al piano per il nucleare iraniano.