Grecia, Varoufakis: “Se Ue rifiuta contratto per la crescita non escludiamo referendum sull’euro “

Varoufakis enuncia “un contratto sulla crescita” in tre punti da sottoporre alla Ue. Nel caso in cui fosse rifiutato, non esclude che in Grecia si possa andare ad un referendum sull’euro e a nuove elezioni

Il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, ha rilasciato oggi un’intervista al Corriere della Sera, dove ha rimarcato i punti principali della sua sua battaglia anti-austerity. Così, dopo aver strappato un primo accordo con l’Eurogurppo, l’ex professore dell’Università del Texas continua a mescolare proposte economiche con una mirata strategia di comunicazione politica, che gli hanno concesso un forte protagonismo sui media europei.

Nelle dichiarazioni al giornale di Via Solfernino, proprio 24 ore prima della riunione dei ministri dell’Eurozona di lunedì, ha difeso il suo pacchetto di misure per affrontare la crisi ellenica nei prossimi mesi. E, come nel suo stile, è passato all’attacco, dichiarando che se Bruxelles non accetterà il piano del Governo Tsipras, allora si potrebbe valutare un ritorno alle urne e un referendum sull’euro.

“Potrebbero esserci problemi. Ma, come mi ha detto il mio primo ministro, non siamo ancora incollati alle poltrone. Possiamo tornare alle elezioni. Convocare un referendum (sull’euro ndr.)”

Come dire: nessuno pensi a Bruxelles che, dopo l’estensione del programma di aiuti fino a giugno, la Grecia si piegherà ai diktat della Troika. L’accordo del mese scorso, nell’ottica del ministro delle finanze ellenico, in linea con il pensiero di illustri economisti come Krugman, è stato importante soprattutto riguardo alla questione del surplus dell’avanzo primario, ma è solo una tappa verso un piano di riforme più radicali.

A tale riguardo Varoufakis, ha dichiarato:

“Non credo sia necessario un nuovo prestito. Non torneremo nel meccanismo del prestito in cambio di un programma da rispettare. L’idea che proponiamo ai partner europei è quella di un progetto che ridia alla Grecia la possibilità di crescere e fermare la crisi umanitaria […] Tra ora e giugno si tratta di stabilizzare la situazione. Poi, dovrà scattare un secondo livello: per fare ripartire l’economia greca. È nostra intenzione arrivare a un “contratto per la crescita” basato su un approccio fiscale ragionevole”

Ma in cosa consisterebbe il contratto di crescita? Varoufakis enuncia il suo progetto in tre punti. Innanzitutto, mettere fine al rigido vincolo del surplus primario al 4,5%, come vorrebbero i creditori. Piuttosto bisognerebbe aumentare gli investimenti proprio per in incrementare il surplus del bilancio pubblico.

Per il ministro ellenico, poi, è necessario sostituire il sistema di debito attuale “con titoli legati alla crescita nominale (più il Paese cresce, maggiori interessi paga; meno cresce, meno ne paga, ndr)“.

Infine, sarebbe opportuno un nuovo modello di investimenti, supportato dalla Bei (Banca europea per gli investimenti): “la Bei può emettere grandi quantità di bond, raccogliere capitali tra gli investitori e impiegarli in buoni progetti. C’è il timore che un’operazione così faccia alzare i rendimenti che la Bei deve pagare? Se i suoi titoli li compra la Bce, come ha già deciso di fare in una certa misura, il problema è risolto“.

E’ difficile prevedere che piega prenderà la partita tra Atene e Bruxelles nei prossimi mesi. Per il momento, quello che è certo è che il piano del Governo Tsipras non riceverà l’approvazione delle Germania, che sembra chiusa a qualsiasi tipo di mediazione sull’argomento. Dunque, non è escluso che si possa riproporre, come ha lasciato intendere Varoufakis, la questione dell’uscita dall’euro. Cosa che ovviamente comporterebbe molti rischi.

Come ha spiegato l’economista Emiliano Brancaccio, un ritorno ritorno della Grecia alla dracma e una politica espansiva “avrebbero senso solo se si riuscisse a tenere in equilibrio il saldo delle importazioni e delle esportazioni verso l’estero. Si tratta di un’impresa difficile per un paese portato allo stremo, che se però venisse tentata provocherebbe un effetto domino sulla tenuta complessiva dell’Unione monetaria europea“.

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