Brasile: inchiesta Petrobras, coinvolti 50 politici

Si allarga l’inchiesta per corruzione del gigante brasiliano Petrobras: indagati presidenti di Camera e Senato e l’ex presidente Fernando Collor de Mello.

Si allarga a macchio d’olio l’inchiesta Petrobras in Brasile. La Corte Suprema ha dato il via libera alle indagini su oltre 50 politici, compresi i presidenti di Camera e Senato, Eduardo Cunha e Renan Calheiros, per corruzione. Nella lista figurano anche l’ex capo dello staff del presidente Dilma Rousseff, Gleisi Hoffman, e il suo ministro dell’Energia, Edison Lobao.

Secondo i magistrati, in passato molte società private hanno corrotto politici e alti funzionari per ottenere appalti e commissioni da Petrobras, la grande azienda petrolifera pubblica, nonché una delle più grandi al mondo. C’è anche l’ex presidente brasiliano, Fernando Collor de Mello, tra le persone indagate. E’ stato al vertice del Paese tra il 1990 e il 1992.

La maggior parte dei fatti a cui si riferisce l’indagine sono avvenuti mentre l’attuale presidente, Dilma Rousseff, sedeva nel consiglio di amministrazione di Petrobras, alla fine degli anni Novanta. Secondo i magistrati, però, lei sarebbe estranea al giro di corruzione. Gran parte dei politici coinvolti, però, falla parte della sua formazione politica, il Partito dei Lavoratori.

I contratti ottenuti dalle società private avevano prezzi gonfiati e il 3 per cento del loro valore totale veniva intascato dai politici (una sorta di tangente) che avrebbero dovuto vigilare sul corretto svolgimento delle gare d’appalto. Petrobras l’anno passato ha fatturato circa 100 miliardi di euro. E’ una delle colonne portanti dell’economia brasiliana. Da settembre, proprio in seguito allo scandalo, le sue azioni hanno perso il 64 per cento del loro valore, secondo i dati del Wall Street Journal. Non solo: a causa della quantità di tangenti pagate, i revisori contabili nel 2014 si sono rifiutati di firmare il bilancio della società.