Eccellenza – Un campionato per pochi intimi

Si è chiusa questo fine settimana la regular season del massimo campionato italiano di rugby. Il primo dell’era celtica, il primo senza Treviso e Viadana. Un campionato che d’eccellente ha solo il nome, visto che la qualità e lo spettacolo (tranne alcune apprezzabili eccezioni) non sono state certo elevate, così come l’interesse che ha saputo

Si è chiusa questo fine settimana la regular season del massimo campionato italiano di rugby. Il primo dell’era celtica, il primo senza Treviso e Viadana. Un campionato che d’eccellente ha solo il nome, visto che la qualità e lo spettacolo (tranne alcune apprezzabili eccezioni) non sono state certo elevate, così come l’interesse che ha saputo raccogliere intorno a sé. A dimostrazione di ciò ecco una bella analisi sugli spettatori del campionato d’Eccellenza di quest’anno e il paragone con la scorsa stagione. Impietoso.

Foto per gentile concessione di Daniela Pasquetti

Come ormai da qualche stagione il sito Stadiapostcards.com ha raccolto i dati pubblicati dai quotidiani circa l’affluenza negli stadi del rugby italiano. Dati non ufficiali (spesso gli uffici stampa latitano o danno numeri non certi), ma che raccontano di un campionato al buio.
I novanta incontri disputati nella stagione regolare, infatti, hanno portato allo stadio 67.610 persone, con una media per incontro di 751 spettatori. In tutto il campionato d’Eccellenza solo due club hanno saputo coinvolgere mediamente più di mille persone: Padova (1.378 spettatori medi) e Rovigo (1.129). Di contro, la Lazio non è riuscita a portare più di 500 persone in media a vedere le partite, mentre sono ben quattro le squadre che non superano i 600 spettatori, Lazio esclusa. Il top degli spettatori, ovviamente, si è avuto nel derby veneto tra Padova e Rovigo, con 4.500 spettatori, mentre Crociati-Mogliano e Roma-Prato hanno raccolto 150 spettatori.
Dati imbarazzanti, resi ancora più neri dal confronto con un anno fa. Allora gli spettatori totali furono 111.730 (+44.120) con una media di 1.241 spettatori (+490). Non numeri da capogiro, ma un anno fa erano ben sette i club con una media di oltre 1.000 spettatori e anche nei casi più tristi non vi furono mai meno di 300 spettatori ad assistere a una partita.
Cifre imbarazzanti che raccontano più di mille parole lo stato di salute del rugby italiano. Cifre imbarazzanti che, però, non sembrano imbarazzare i protagonisti. Cioé quei club che subiscono passivamente e silenti il degrado del rugby “non d’elité” da parte di una Federazione che non fa nulla per risollevarne le sorti. Tranne, poi, elargire contributi e promesse che servono sempre al momento delle elezioni.

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