Servizio Pubblico | Puntata 5 marzo 2015

Servizio Pubblico: la diretta della puntata del 5 marzo 2015

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00.09 Con le vignette di Vauro si chiude la puntata.

00.02 Cimarosa: “Noi cittadini non dobbiamo aspettare che le cose vengano risolte o date dagli altri. Dobbiamo essere noi a fare qualcosa”.
00.00 Travaglio: “L’unica riforma è stata fatta sul voto di scambio: chi prima veniva condannato oggi è assolto”.
23.59 Faraone: “L’idea liberale, normalmente considerata di destra, nel Mezzogiorno è un’occasione, una opportunità”.
23.55 Saviano parla di “primarie truccate”: “il voto al Sud ti fa raccogliere un diritto. Se vado a votare, ho più titolo per chiedere”.
23.51 Saviano: “Con Berlusconi al governo, con Consentino e Dell’Utri, parlare di mafia significava parlare di un protagonista della vita politica. Oggi c’è ancora questo protagonista, ma è in periferia, e così diventa un argomento meridionale”.

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23.45 De Angelis: “Il Sud Italia per il Pd di Renzi è un problema enorme: non ha rottamato nulla e stanno emergendo personalità forti che lui non controlla”. Poi spazio al retroscena di Renzoni: “Caldoro vero candidato di Renzi, altro che De Luca”.
23.43 Travaglio dà del cafone a Faraone perché lo interrompe. Santoro accusa Faraone di limitarsi a interrompere Travaglio.
23.41 Faraone accusa Travaglio di aver cambiato tanti partiti quanti ne ha cambiati Marco Zambuto. Il giornalista: “Io ho votato, non mi sono iscritto a partiti e neanche alle giovani marmotte”.
23.40 Travaglio: “Le aspettative sulle rottamazione non le abbiamo create noi. Renzi ha parlato di rottamazione”.
23.38 Faraone a Travaglio: “Non te la prendere coi siciliani, non dire che tutti i siciliani baciano l’anello del mafioso”. Il giornalista: “Non l’ho mai detto, io parlavo di chi c’era alla Faraona”.

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23.36 Faraone: “Non ci sono risorse economiche, i giovani del Mezzogiorno si tirano su le maniche e iniziano a costruirsi percorsi autonomi. Questo sta liberando il voto. Il voto del Mezzogiorno, paradossalmente, è più libero”.
23.36 Saviano: “In Emilia il problema non è la comunità calabrese ma sono le imprese al collasso che usano denaro delle cosche”.
23.34 Saviano: “Il Sud è ignorato dalla politica italiana. Perché? Perché tanto c’è una migrazione della popolazione. I problemi lì si risolvono da soli”.
23.28 Saviano spiega che al Sud la classe dirigente viene selezionata in base al criterio della lealtà e non della meritocrazie o dei contenuti.
23.25 Roberto Saviano sulle primarie del Pd in Campania: “Le primarie così come erano organizzate non erano affatto una festa di partecipazione. Non c’erano regole”.

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23.16 Roberto Saviano in collegamento, ma prima del suo intervento ecco la ricostruzione dell’interrogatorio di un mafioso Vito Galatolo, che racconta il piano per attentare alla vita del magistrato Nino Di Matteo.
23.10 Il sindaco ha detto no ad un progetto edilizio perché il suo elettorato non era d’accordo. Ma ha subito avvertimenti e pressioni: “Il mio timore è che un certo tipo di ingerenze potessero arrivare ad altre persone del consiglio comunale. È stata un escalation: dai consigli si è passato a qualcosa di diverso. Non si può parlare di minacce per ora… ma è un metodo non degno. Quindi mi sono rivolta all’autorità giudiziaria”.
23.08 In studio il sindaco Isabella Conti, sindaco Pd di San Lazzaro, in Emilia Romagna.

sindaco Pd di San Lazzaro, in Emilia Romagna

23.05 Faraone definisce Travaglio “fighetto dell’antimafia”.
22.58 Travaglio: “Alla Leopolda di Faraone – la Faraona – c’erano gli avanzi delle giunte Cuffaro e Lombardo, giunte cadute per mafia”. Faraone: “Abbia rispetto per le 6 mila persone che hanno partecipato”.

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22.54 L’intervista al presidente dell’assemblea regionale del Pd Marco Zambuto, che ha cambiato spesso partito durante la sua carriera politica. Dall’Udc al Pd, passando per il Pdl.
22.52 Giuseppe Arnone molto critico nei confronti del Pd: “Ha riciclato i dirigenti della sanità promossi da Cuffaro per favorire le sue cordate, vicine alla mafia”.
22.49 Travaglio continua: “Invece Renzi non gli ha detto niente: prima sperava di farlo battere da un renziano convertito dell’ultima ora, Gennaro Migliore, che poi s’è ritirato anche perché non lo votavano neanche i parenti stretti; poi sperava che ci pensasse Cozzolino, che alle primarie per il Comune 3 anni fa aveva portato tanti di quei cinesi da farle annullare. Un bel messaggio agli elettori democratici: “Chi volete: Barabba o Barabba?”. Naturalmente ha vinto De Luca: per scalfire il suo sistema di potere non basterebbe tutta la Cina, e nemmeno tutta l’Asia. Ora il giglio magico renziano fa sapere che a Matteo “basta vincere”, non importa con chi. Ma non farà campagna per De Luca. E questo non è giusto: se non gli piaceva, doveva dirlo prima. Ora è tardi, e sarebbe disonesto non sostenerlo. De Luca, per la verità, più che qualche comizio insieme, gradirebbe un altro tipo di sostegno: una legge che cancelli la Severino. Dice che è ingiusta: i parlamentari per decadere devono avere una condanna definitiva e sopra i 2 anni: per cacciare gli amministratori locali invece basta una condanna in I grado, anche a 1 anno”. In chiusura:

Per Renzi “basta vincere, non importa con chi”. Una volta, nella vecchia politica, questo si chiamava poltronismo, immobilismo, trasformismo, riciclaggio. Ora, nella nuova politica, si chiama rottamazione. Infatti De Luca ha detto “io sono come Maradona”. E questo è vero: l’avete visto Maradona dopo il lifting? Pare un sanitario dell’Ideal Standard, un bel bidè lucido e smaltato, come nuovo. Ecco: questa è la rottamazione.

22.43 L’editoriale di Marco Travaglio si apre con la vittoria di Vincenzo De Luca alle primarie Pd in Campania:

Il delitto imperfetto di questa settimana è questo: Vincenzo De Luca vince le primarie e Renzi sta zitto. Lo so, accusare Renzi di non parlare è come accusare Mattarella di schiamazzi, o Gasparri di eccesso di intelligenza. Però è così: il renziano Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, ha vinto le primarie in Campania ed è il candidato governatore del Pd. Si prevedeva un forte astensionismo, specie dopo l’appello di Saviano a disertare. Invece han votato in 157 mila, 80 mila per De Luca, che ha battuto il bassoliniano Cozzolino col 52%. Un plebiscito, anche se un collaboratore del Corriere è riuscito a votare in 4 seggi del Salernitano con lo stesso certificato. E Renzi che fa? Invece di esultare, sta zitto. Nemmeno una parola di congratulazioni. Mica si vergognerà di De Luca? Altrimenti avrebbe dovuto dirglielo prima, quando De Luca da dalemiano divenne renziano; o quando, condannato in I grado per abuso d’ufficio e decaduto da sindaco per la legge Severino, si candidò alle primarie. Bastava dirgli: no guarda caro, sei fuori perché se fossi eletto, appena ti siedi sulla poltrona di governatore, arriva il prefetto e ti dichiara decaduto anche di lì.

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22.35 Cimarosa non ha voluto entrare nel programma di protezione né lasciare la propria città: “Io non rinuncio al mio nome, da tutta la vita lotto per la mia identità e per i miei sogni. Non me li faccio portare via da qualcuno che non si fa trovare e prendere”.
22.30 Secondo Scarpinato la legge sulla responsabilità civile “offre alla criminalità organizzata degli spazi per potersi liberare dei giudici scomodi”.
22.30 Scarpinato: “L’Antimafia istituzionale è in grado di smascherare la falsa antimafia”.
22.26 Scarpinato: “Se un imprenditore denuncia un mafioso noi lo premiamo. Invece le leggi sulla corruzione fa sì che se un cittadino denuncia quello a cui ha pagato la tangente, rischia tre anni di galera”.
22.20 Ambrosoli: “La politica deve fare buone leggi, non lasciare soli i cittadini e dire la verità. Se invece dice che la mafia non esiste, sta tradendo la sua funzione”.
22.17 Faraone, organizzatore della Leopolda 2, ha invitato Cimarosa: “In Sicilia se sei parente di mafioso diventi mafioso. Giuseppe, invece, ha avuto il coraggio di dimostrare che è possibile uscire dalla condizione di minorità”.

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22.12 Busi: “Dal punto di vista politico, la Sicilia ricorre a mezzucci per tirare a campare”.
22.09 Il sindaco nega a Brescello ci sia un problema di criminalità organizzata: “Qui non c’è mai stata una denuncia per estorsione”.
22.08 A Brescello, in provincia di Reggio Emilia, vive la comunità più nutrita di calabresi. Qui vive anche Grande Aracri, che però tutti dicono di non conoscere.
22.06 A Reggio Emilia un gruppo di ragazzi denunciano e combattono contro la mafia.
22.05 Intercettato in carcere, Filardo ha detto alla moglie di “nascondere il denaro sottoterra”.

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22.04 Lipani è amministratore giudiziario di Giovanni Filardo, presunto prestanome di Messina Denaro.
21.56 Pubblicità.
21.54 Secondo Scarpinato “nella prima Repubblica ci potevamo permettere la corruzione, ora no”.
21.53 Scarpinato: “Siamo disarmati nei confronti della corruzione. Le pistole sono caricate a salve, i processi sono destinati a prescriversi”.
21.51 Scarpinato nota che nel calcolo del Pil si considerano anche stupefacenti e prostituzione: “Legittimazione culturale scandalosa”.
21.49 Scarpinato: “Al Nord non c’è reattività sociale perché la mafia si è trasformata in un’agenzia che offre beni e servizi”.
21.45 In collegamento Scarpinato: “La mafia sta cambiando perché è cambiato il quadro politico ed economico entro cui si muoveva prima. Prima il Sud viveva di spesa pubblica, poi depredata da colletti bianchi della politica e da mafiosi; oggi la spesa pubblica è stata ridotta e con effetto a cascata anche sulla mafia popolare. C’è un problema di mantenimento della famiglie dei mafiosi. Anche le estorsioni devono fare i conti con il fatto che centinaia di commercianti sono falliti”.

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21.43 Busi: “Tuo padre ha tentato di proteggerti”. Lo scrittore non riesce a capire perché Messina Denaro continui ad accumulare denaro: “Cosa se ne fa se poi deve scappare e stare in un bunker”.
21.40 Cimarosa racconta del cavallo Lorenzo morto per una colica in maniera sospetta. Busi: “Lui ha il talento della libertà. Lui si è impossessato della sua vita. Anche se dovrebbe essere l’abc dell’esistenza”.

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21.37 Cimarosa: “Mio padre non mi ha mai ammonito quando inveivo contro la mafia, anzi era contento che io combattessi per le mie idee”.

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21.35 Cimarosa è in studio: “Da quando ero piccolo si parlava di Messina Denaro come di un criminale di grandissimo spessore”.
21.33 Dragoni:

I beni sequestrati ai mafiosi diventano dello Stato solo dopo il terzo grado di giudizio, quando la confisca è definitiva, e passano 8-10 anni. Altri 5 passano per assegnarli ai Comuni o venderli. L’85% degli immobili è bloccato da ipoteche con le banche o pignoramenti. E il 90% delle 1.708 aziende confiscate è in liquidazione o in procedura fallimentare. Secondo la Dia oltre 1.300 immobili confiscati sono ancora occupati dai mafiosi o dalle famiglie.
Giuseppe Pignatone, oggi capo della Procura di Roma, si è chiesto: “C’è stata una ingenuità eccezionale dei funzionari delle banche o ci sono state collusioni?

21.32 Dragoni cita Forbes, secondo cui Messina Denaro è tra i dieci maggiori ricercati del mondo ed ben piazzato anche nella classifica di tutti i più ricchi del pianeta.
21.29 Secondo Cimarosa nessuno sa dove sia Matteo Messina Denaro. Gianni Dragoni racconta che recentemente sono stati sequestrati beni per 20 milioni di euro appartenenti al mafioso tramite prestanomi.
21.27 Cimarosa ammette che “prima mio padre mi faceva schifo, poi quando ha cominciato a parlare con i magistrati ero fiero di lui”.
21.24 L’intervista a Giuseppe Cimarosa, nipote di Matteo Messina Denaro, latitante da 22 anni. Suo padre, Lorenzo, è stato arrestato con l’accusa di aver favorito la latitanza del mafioso.

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21.21 La copertina si apre presso la casa di Matteo Messina Denaro, nel centro di Castelvetrano.
21.14 Santoro: “E ora c’è lui che vuole preservare la Padania. E vadano lontano gli zingari. E’ un topone anche lui, ma non come Hitler, è un topone simpatico, è un Topo Gigio. Ma maramao è morto e ora c’è Renzi che i topi non li mangia, ma ci gioca. Prima ci ha promesso che avrebbe rottamato tutto, la mafia, la corruzione. Maramao perché sei morto? E adesso che facciamo, ci dobbiamo indignare per le leggi anti corruzione che non ci sono? Dobbiamo riformare il partito che non c’è?”.
21.12 L’editoriale di Michele Santoro:

Povere noi, micini vedove di maramao. Ma che ci possiamo fare? Mazzette per i terrazzi e i giardini, mazzette sugli immigrati, sui campi rom. Maramao perché sei morto? A proposito ce lo dovremmo ricordare tutto questo, maramao, maramao. Ma tu sei morto e c’è quello lì, che comincia a diventarci simpatico a noi micine.

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21.11 Inizia la puntata.

Servizio Pubblico stasera torna con una nuova puntata, seguita in liveblogging e diretta video da Blogo dalle ore 21.10. Alla conduzione Michele Santoro.

Servizio Pubblico | Anticipazioni puntata 5 marzo 2015

Servizio Pubblico: la puntata di stasera è intitolata Rottamare stanca. In primo piano l’atteggiamento del governo Renzi nei confronti della criminalità organizzata.

Ospiti di Santoro lo scrittore Roberto Saviano (in collegamento da New York), Davide Faraone, deputato del Pd, lo scrittore Aldo Busi, strong>Giuseppe Cimarosa, nipote del mafioso Matteo Messina Denaro, il magistrato Roberto Scarpinato, l’avvocato Umberto Ambrosoli ed Isabella Conti, sindaco Pd di San Lazzaro, in Emilia Romagna.

Nel corso della puntata gli interventi di Gianni Dragoni del Sole 24 Ore, del giornalista dell’Huffington Post, Alessandro De Angelis, e di Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano. In chiusura le immancabili vignette satiriche di Vauro.

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