Usa 2016: per Hillary Clinton è ormai “email-gate”

Si allarga lo scandalo delle email private inviate in veste di Segretario di Stato

di guido

Lo hanno già ribattezzato “email-gate”, con quel suffisso che dai tempi del Watergate sta a significare scandalo. E se le proporzioni della vicenda sono lontane dal Watergate, e persino dal Sexgate di suo marito Bill, per Hillary Clinton si tratta di una questione imbarazzante che rischia di crearle molte difficoltà per la candidatura alle primarie democratiche. Soprattutto perché la storia delle email private da Segretario di Stato, iniziata come una macchiolina sulla sua reputazione, si sta allargando a velocità spaventosa e dimostra come né Hillary né i suoi consiglieri siano in grado di gestirla.

La vicenda era iniziata con la scoperta che, nei quattro anni in cui è stata Segretario di Stato, l’ex First Lady non ha mai usato un account di posta federale per le sue comunicazioni ufficiali, affidandosi alla sua mail personale. Una questione di poco conto, si dirà, che comunque la avvicina al rischio di essere incriminata per un reato federale, perché la legge statunitense prevede che le comunicazioni ufficiali dei funzionari governativi siano di proprietà del governo. La Clinton ha fornito alcune migliaia di pagine di mail estratte dal suo account, ma ovviamente non è possibile sapere se ha nascosto qualcosa, e cosa. Si torna a parlare per esempio del caso Bengazi, dell’attacco all’ambasciata Usa il Libia nel 2011 in cui venne ucciso l’ambasciatore Chris Stevens: nella documentazione fornita al Congresso, mancano le mail della Clinton. Perché non esistevano o perché sono state distrutte?

I nuovi sviluppi, diffusi dalla stampa americana, mettono la vicenda sotto una luce nuova, e peggiore: non solo la Clinton usava l’account personale (che per la cronaca è hdr22@clintonemail.com) per inviare comunicazioni ufficiali, ma questo account si appoggiava a un server registrato all’indirizzo della residenza dei Clinton a Chappaqua, New York. Quindi il livello di segretezza delle comunicazioni della Clinton sarebbe ancora più elevato, e soprattutto diventa chiaro che quella di usare account non ufficiali non è stata una distrazione o un’ingenuità, ma una scelta ben precisa, e per questo ancora più esposta ad attacchi.

Ma non basta, il server è registrato a nome di un certo Eric Hothenam, una persona che non risulta da nessun registro pubblico. La pratica di allestire un proprio server viene definita “altamente insolita”, anche perché questo meccanismo, ragionano in Usa, potrebbe aver fornito appigli legali per bloccare eventuali mandati di comparizione in caso di processi, dal momento che i suoi legali avrebbero potuto sollevare delle obiezioni in tribunale prima di essere obbligati a consegnare qualsiasi email. Inoltre, il server era indirettamente protetto dai servizi segreti che controllavano casa Clinton.

Hillary non ha fornito spiegazioni per questo comportamento, e anche se negli ultimi giorni le domande sono state pressanti, ha sempre preferito non rispondere. Fino a stamattina, quando via Twitter ha scritto

I want the public to see my email. I asked State to release them. They said they will review them for release as soon as possible.

Voglio che tutti vedano le mie mail. Ho chiesto al Dipartimento di Stato di pubblicarle. Hanno detto che si preparano a pubblicarle il prima possibile.

Peccato si tratti comunque solo delle mail che lei stessa ha fornito al Dipartimento, selezionate dal suo account privato, cosa che non la metterà a riparo dalle polemiche. Questo atteggiamento la fa sembrare ancora più in difficoltà, con i repubblicani all’attacco e i democratici in difficoltà nel difenderla – lo stesso presidente Obama si è chiamato fuori con una nota in cui si limita a dire “L’indicazione è che vengano utilizzati gli indirizzi email ufficiali per attività ufficiali”. E c’è già chi agita lo spettro di un ritiro della candidatura di Hillary prima ancora che venga ufficializzata.

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