Matteo Renzi in vista in Ucraina e in Russia il 4 e il 5 marzo

Il 4 e il 5 marzo Renzi sarà in visita a Kiev e a Mosca. Molti saranno in temi che affronterà con Putin: Ucraina, rapporti commerciali, Libia, fonti energetiche

In settimana, il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha due importanti appuntamenti in agenda. A Kiev, mercoledì, incontrerà il Capo dello Stato ucraino Petro Poroshenko e successivamente farà tappa a Mosca, dove vedrà Vladimir Putin. Molti saranno i temi in discussione, a partire dal rispetto degli accordi di Minsk.

Il momento più atteso è ovviamente quello con Putin al Cremlino. Ricordiamo, a tale riguardo, che questa è la prima visita ufficiale di Renzi in Russia. Ivi, il rottamatore proverà probabilmente a giocare il ruolo del mediatore. Si presenterà certamente come leale membro della Nato e della Ue, rimarcando l’importanza dell’iniziativa franco-tedesca per un cessate il fuoco nell’est Ucraina, ma allo stesso tempo non rinuncerà a tendere una mano a Mosca.

Necessità, quest’ultima, dettata dai molti interessi italiani in campo: le nostre imprese, da quelle dell’agroalimentare a quelle della moda, e le nostre banche, a partire da Unicredit, hanno bisogno che le relazioni tra il nostro paese e la Russia rimangano distese.

Sul viaggio a Mosca peserà anche la morte di Boris Nemtsov, oppositore di Putin. Il caso sta sollevando molti interrogativi sulla condizione della democrazia russa. Renzi, che non è intenzionato a farsi coinvolgere troppo nelle polemiche, ha già fatto sapere che deporrà un fiore sul luogo dell’agguato. In questo modo, punta a non inimicarsi l’opinione pubblica occidentale, mostrandosi “troppo amico” di Putin, come invece fece Silvio Berlusconi. Basti ricordare le parole dell’ex Cavaliere sulla Cecenia in difesa del Presidente russo.

Renzi e Putin discuteranno anche di fonti energetiche, dopo la rinuncia alla costruzione del gasdotto South Stream, e di Libia. Su quest’ultima questione, il premier italiano sonderà la disponibilità di Putin per una risoluzione Onu che sblocchi l’embargo sulle armi indirizzate ai libici che combattono lo jihadismo, che consenta un blocco navale anti-Isis e che dia un mandato esplicito all’Egitto (con cui la Russia è in ottimi rapporti).

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