Una colletta per il magistrato più lento del west

Abbiamo già parlato in altre occasioni di come certe falle (grosse come una casa, anzi, un grattacielo) all’interno del sistema giustizia aiutino i criminali nella loro lotta contro la legge, in un gioco alla rovescia che ci lascia ogni giorno più infuriati e incapaci di metabolizzare certi avvenimenti. Se avete seguito anche solo superficialmente le

di elvezio

Abbiamo già parlato in altre occasioni di come certe falle (grosse come una casa, anzi, un grattacielo) all’interno del sistema giustizia aiutino i criminali nella loro lotta contro la legge, in un gioco alla rovescia che ci lascia ogni giorno più infuriati e incapaci di metabolizzare certi avvenimenti.

Se avete seguito anche solo superficialmente le notizie di ieri saprete già di quel magistrato lentissimo che ha permesso sistematicamente la scarcerazione di parecchi mafiosi per scadenza dei termini di custodia cautelare. Edi Pinatto, questo il nome, 42enne, prese in mano un processo per mafia in seguito all’arresto di una cinquantina di mafiosi nel dicembre 1998 e, citando Repubblica:

Il troncone nisseno, per competenza, passa al tribunale di Gela ed Edi Pinatto presiede la sezione che processerà i quattro imputati eccellenti, considerati esponenti di primo piano di Cosa nostra. Il 22 maggio del 2000, in tempi brevissimi, arriva la sentenza di primo grado. Edi Pinatto condanna Lombardo e Barbieri a 24 anni di reclusione ciascuno, Maria Stella Madonia a 10, Giovanna Santoro ad 8 ed altri a pene minori. Il magistrato avrebbe dovuto pubblicare i motivi della sentenza tre mesi dopo il pronunciamento. Non lo ha ancora fatto. Così nel 2002 tutti i condannati sono stati scarcerati per scadenza dei termini di custodia cautelare.

Cioè, fate i conti… 8 anni per scrivere qualcosa per cui di solito si impiegano in media 3 mesi. E da allora Pinatto, che è stato trasferito alla procura di Milano, ha confermato la sua fama di lumaca, beccandosi contestazioni dal capo del suo ufficio e anche due anni di perdita d’anzianità da parte del Csm, che in seguito lo richiamò di nuovo per affibbiargli altri due mesi di perdita d’anzianità.

E intanto lui, leggiamo, siede serafico nel suo ufficio, ascoltando jazz e prendendosela sempre più comoda. Ora, mi chiedo io, cosa possiamo fare noi poveri lettori e cittadini in un caso del genere, visto che Pinatto al massimo si piglia qualche rimbrotto e fa spallucce ai mesi di anzianità persi?

Per questo ho pensato a una colletta. Con pochi euro in fondo si possono comprare molte cose. Una penna che funzioni bene, per esempio. Magari non è riuscito a scrivere le motivazioni perché aveva una penna che perdeva inchiostro o non scorreva bene. Oppure un computer! Ecco, un bel pc migliore del suo povero 386 che non ce la fa più! O ancora una macchinetta per il caffé da installare in ufficio, magari si sveglia, O ancora, visto che ascolta il jazz sul lavoro, potremmo comprargli una raccolta di cd di speed metal, almeno velocizza in base al ritmo. O che altro ancora? Fatemi sapere le vostre proposte che poi ci organizziamo.

Sì, si scherza. Che altro possiamo fare, l’indignazione l’abbiamo finita secoli fa. Per fortuna ci sono ancora persone che non demordono, come il sindaco di Gela, che ha denunciato il fatto al ministro della giustizia Scotti, il quale ha promesso di occuparsene. Speriamo non ci metta 8 anni anche lui.

Fonte: l’Unità

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