Pd primarie, (troppa) esultanza per i “magnifici 5” a Sky tv. Sconfitti Rai e … Berlusconi

Chi s’accontenta gode ed è, quanto meno nella sinistra, l’anticamera della sconfitta. Adesso, dopo il duello televisivo su Sky dei “fantastici 5” candidati alle primarie del cosiddetto centrosinistra, c’è l’esaltazione del Partito democratico, uscito dal video come soggetto politico moderno, unito, serio, competente, progettuale. A parte il fatto che dei cinque, uno è Vendola che

Chi s’accontenta gode ed è, quanto meno nella sinistra, l’anticamera della sconfitta. Adesso, dopo il duello televisivo su Sky dei “fantastici 5” candidati alle primarie del cosiddetto centrosinistra, c’è l’esaltazione del Partito democratico, uscito dal video come soggetto politico moderno, unito, serio, competente, progettuale. A parte il fatto che dei cinque, uno è Vendola che è di un’altra parrocchia, e uno è Tabacci che si sa da quale parrocchia viene (quella democristiana doc) ma non in quale parrocchia sta, non si vede proprio il perché di tanta esaltazione.

Certo, sul piano “tecnico” della comunicazione politica, il salto rispetto ai talk show tradizionali di Rai, Mediaset e la 7, è notevole. Ma l’americanizzazione altro non è stata che uno scimmiottamento di tipo provinciale rispetto a quanto visto negli Usa anche nell’ultima campagna elettorale (e prima nelle primarie) e nelle precedenti puntate degli anni passati con altri protagonisti.

Non ci voleva, poi, il confronto su Sky per capire la differenza fra Bersani e Berlusconi, Bossi o la Santanchè e la differenza del Pd rispetto ad altri partiti (padronali-personali quali Pdl, Lega, Idv, M5S ecc), confronto che – pur con audience e share rispettabili con il 6% di ascolto – alla fin fine è stato alquanto piatto sul piano dialettico e modesto su quello dei contenuti.

Con ciò non si vuole tornare alle risse televisive degli ultimi anni, ma se l’america era il modello, quel modello qui mancava di sale e pepe, di contenuti concreti, di consigli pratici agli italiani, di progettualità su quale Italia futura indicare agli italiani. Non è stato un confronto finto, però i cinque contendenti, almeno stavolta, si sono ben guardati dall’arrecare danni alla casa comune, ben sapendo che in quella casa e sotto lo stesso tetto tutti presto dovranno convivere.

Insomma Bersani (il meno emozionato e il più efficace) ha recitato alla Bersani, così tutti gli altri hanno recitato se stessi, compreso Renzi (qui tutt’altro che discolo o rottamatore), pur con toni più discreti, per non dire ovattati. Un esempio dei limiti? Sui nodi del fisco, sull’evasione fiscale ecc, c’è un abisso fra il match dei candidati alla Casa Bianca e quello nostrano dell’altra sera impastato della vecchia fumosa retorica e dei soliti arzigogoli propagandistici.

Bisogna dare però a Cesare quel che è di Cesare e al Pd, in questo caso, il merito di averci provato. Gli sconfitti veri? Il Pdl e la destra, smarriti, impauriti e in ritardo su tutto. Dov’è finito il “grande comunicatore” di Arcore? Poi la Rai, fregata dalla nicchia decisionista di Sky, perché sempre stretta nel ricatto dei partiti, ha rinunciato consapevolmente, perdendo una occasione importante. L’ennesima.