Acqua come diritto o acqua come merce: ricomincia oggi la lotta alla privatizzazione

Si è tenuto nei giorni scorsi a Milano il il convegno “Per un nuovo diritto all’acqua”, organizzato dal Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua, in collaborazione con la Campagna europea Water e con un ampio numero di organizzazioni non governative italiane e straniere. L’acqua resta uno dei temi fondamentali attorno a cui si gioca una battaglia

Si è tenuto nei giorni scorsi a Milano il il convegno “Per un nuovo diritto all’acqua”, organizzato dal Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua, in collaborazione con la Campagna europea Water e con un ampio numero di organizzazioni non governative italiane e straniere. L’acqua resta uno dei temi fondamentali attorno a cui si gioca una battaglia decisiva a livello locale, nazionale e globale. Ne avevamo parlato dieci giorni fa, anticipando questo appuntamento che si è concluso a pochi giorni di distanza dall’altro importante Forum dei Movimenti italiani per l’acqua, tenutosi ad Aprilia.

Cosa sta succedendo in Italia? Oggi scade la moratoria sulla privatizzazione dell’acqua che il movimento riuscì a strappare un anno fa al governo di centro-sinistra; da questo momento i singoli enti locali potrebbero tornare a esternalizzare la gestione delle reti idriche. I gruppi italiani si stanno organizzando per resistere, nella palude della normativa italiana. Renato Di Nicola, una delle voci storiche dell’opposizione alla privatizzazione dell’oro blu in Italia così commenta:

“L’acqua pubblica, in Italia, è competenza di ben cinque ministeri e ci sono situazioni differenti in tutto il Paese. Esempi di gestione pubblica, gestione mista pubblico privato e gestione privata”.

E’ quindi una questione globale che richiede una mobilitazione locale. Un esempio di glocal, come ha indicato il sociologo Bauman. Ed è per questo che è nato il Coordinamento degli Enti locali italiani per l’acqua, nel quale gli amministratori delle realtà interessate si uniscono per farsi ascoltare dal governo, facendosi portavoce delle comunità locali. Questi i punti chiave per il movimento: lottare per un modello di gestione pubblica partecipata dalle comunità locali delle risorse idriche, tutela dell’acqua da inquinamento e sfruttamento indiscriminato e l’allargamento della battaglia contro le privatizzazioni dei beni pubblici in tutti i settori della società, compresi la pubblica istruzione e la sanità.

Guardando fuori dall’Italia si comprende ancora meglio come sia drammaticamente importante questo tema: l’Africa è il continente dove più la carenza d’acqua uccide milioni di persone per sete e malattie legate alla sua scarsità. Poi ci sono le cosiddette guerre dell’acqua, con i capitali italiani che vanno a progettare dighe devastanti per l’ambiente e alcuni regioni. Un esempio, il Kurdistan turco. E ci sono anche ci sono anche esempi virtuosi di lotte finite bene, come nel caso dell’America Latina, dove in Bolivia, Uruguay ed Ecuador dopo un lungo e difficile percorso si è riusciti a inserire il diritto all’acqua nelle costituzioni di questi paesi. E’ un momento storico perchè la battaglia è storica, in una realtà dove anche i diritti fondamentali sono un bene da conquistare e difendere dagli attacchi di questo capitalismo selvaggio.

Fonte/Peacereporter.net