Tensioni interne al PD: Bersani diserta l’incontro convocato da Renzi

L’ex segretario non parteciperà all’incontro del PD di oggi pomeriggio e attacca il premier Renzi.

Cresce la tensione all’interno delle fila del PD. Pierluigi Bersani non ha gradito per niente la convocazione fatta dal premier ai suoi compagni di partito, invitati oggi pomeriggio ad un incontro “informale” di quattro ore per discutere su alcuni temi di “qualche interesse”. All’ordine del giorno ci sono la scuola, la Rai, l’ambiente e il fisco. Un’ora di chiacchierate per argomento, democratica anche la gestione del tempo, sono tutti invitati a partecipare, chi non può di persona può farlo con comunicati scritti assolutamente non in “burocratese”. L’ex segretario ha annunciato che diserterà l’incontro, non sarà il solo, e in un’intervista pubblicata oggi da L’Avvenire attacca frontalmente il premier.

“Non ci penso proprio, perché io m’inchino alle esigenze della comunicazione, ma che gli organismi dirigenti debbano diventare figuranti di un film non ci sto”, con queste parole Bersani ha spiegato la sua assenza, dichiarazioni che hanno raccolto il plauso di altri dissidenti come Civati che aveva ironizzato sulla sua di assenza al Nazareno (“Ho judo”), più duro Fassina che secco aveva commentato: “Non mi faccio prendere in giro da Renzi”. Ma sono in molti nella minoranza PD ad aver fatto capire di non aver apprezzato i tempi e i modi di tale convocazione, Nico Stumpo sottolinea come sia poco serio invitare 400 deputati in una sala che ne può contenere al massimo la metà, il mercoledì per il venerdì pomeriggio,per affrontare in quattro ore altrettanti temi di grandissima importanza. Gli fa eco D’Attorre che ritiene una riunione con tale formula “poco utile e seria”.

La replica di Renzi è arrivata nella serata di ieri. Il premier si dice a favore del confronto “aperto e inclusivo” e assolutamente contrario ai “caminetti ristretti vecchia maniera”. Ritiene sterili le polemiche sulle modalità e sugli orari di questo tipo di incontri. Sostiene che in questi quindi mesi tutte le principali decisioni prese dal Governo sono state discusse e votate dal partito, “dal Jobs Act alle riforme costituzionali, dalla legge elettorale alle misure sulla legge di stabilità”. Definisce l’incontro programmato oggi come “un’opportunità in più” per confrontarsi in maniera diretta e si dice stupito dell’accoglienza che tale iniziativa ha avuto fra alcuni dei suoi compagni di partito.

Già, le riforme. Su questo campo si combatterà la battaglia interna nel PD. Bersani è abbastanza chiaro, così com’è non voterà mai la legge elettorale. Stesse critiche per il Jobs Act che a suo modo di vedere “mette il lavoratore in un rapporto di forze pre-anni ’70”, per questo fuori dall’ordinamento costituzionale. Il vero nodo di questo dibattere è la lotta che si combatterà per il controllo dei gruppi parlamentari. Ora che il patto del Nazareno è solo carta straccia i gruppi dovranno diventare il punto di forza del premier in parlamento. In ballo c’è la carica di capogruppo, oggi di Speranza che parteciperà all’incontro, ma anche le varie presidenze di commissione. In quest’ottica l’incontro convocato oggi da Renzi va letto come una mossa da poter spendere nei prossimi giorni, chi non parteciperà sarà accusato di ostruzionismo nei confronti del lavoro del governo.

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