La cattura di Licciardi, Boss della Camorra di Secondigliano

Se provate a bussare alle 4 di mattina ad uno dei 30 latitanti più importanti d’Italia cosa pensate che possa succedere? Ma di trovarvelo davanti in pigiama. Questa infatti la scena cui hanno assistito gli agenti dello SCo di Roma quando Vincenzo Licciardi, boss di primo piano dell’Alleanza di Secondigliano, ha aperto loro la porta.

di gaetano

Se provate a bussare alle 4 di mattina ad uno dei 30 latitanti più importanti d’Italia cosa pensate che possa succedere? Ma di trovarvelo davanti in pigiama. Questa infatti la scena cui hanno assistito gli agenti dello SCo di Roma quando Vincenzo Licciardi, boss di primo piano dell’Alleanza di Secondigliano, ha aperto loro la porta.

Stiamo parlando di un personaggio di assoluto spessore criminale, già sfuggito alla cattura per ben tre volte, la più rocambolesca nel 2005 quando trovatosi all’interno di un palazzo circondato dalle forze di polizia riuscì a dileguarsi lungo la rete fognaria.

Boss dei due mondi, con affari in più di 10 paesi, da ormai 10 anni stava cambiando pelle, riciclandosi in attività legali. Gli immensi capitali derivanti dal traffico di droga erano stati investiti in attività legali come la produzione contraffatta di abbigliamento, attrezzi da lavoro, posaterie e altro. La potenza economica della famiglia del boss è notevole se si fa fede ai sequestri effettuati dalle forze dell’ordine durante gli anni: conti correnti, depositi bancari, 70 immobili fra abitativi ed industriali, 22 società, una agenzia di viaggio, una palestra ed una agenzia immobiliare. Che il boss avesse comunque il fiuto per gli affari gli investigatori lo avevano già capito quando nel 1989 da alcune intercettazioni risultò che, con la caduta del muro di Berlino, si stesse preparando alla conquista dei mercati dei paesi dell’Est.

Fonte: Il sole 24 ore

Ultime notizie su Camorra

Tutto su Camorra →