Renzi, il “rischio” arriva da Landini, leader del Podemos italiano?

A chi ha poca memoria va ricordato che Ennio Flaiano divise i fascisti in due categorie: fascisti e anti-fascisti. Che c’entra? Oggi, con altrettanta ironia, lo stesso Flaiano (e non solo lui) direbbe che i renziani si dividono in tre categorie: renziani, filo-renziani, anti-renziani.

Come dire, un minestrone che bolle nella stessa pentola, con i commensali (gli italiani?) in attesa che quel poco che rimane … evaporato e bruciacchiato venga prima o poi scodellato nei loro piatti.

C’è qualcuno fuori dal pentolone? A parte l’inconcludente Beppe Grillo che tiene a bagnomaria il suo M5S da “terra bruciata” depotenziandolo politicamente è il sindacalista della Fiom-Cgil Maurizio Landini a provare di smuovere le acque del quadro politico imbalsamato dal renzismo, annunciando la sua discesa in campo.

Polemiche assicurate, non solo per il nodo mai sciolto del rapporto fra politica e sindacato, in un intreccio dove tutto è sempre stato ed è possibile per leader e leaderini a tutti i livelli. In ballo c’è soprattutto il rapporto della Cgil con la “sua” Fiom (metalmeccanici), in primis con il Partito Democratico, di fatto sbriciolato con l’avvento di Renzi.

E c’è, evidentemente, il ruolo, l’identità, il peso politico ed elettorale di una sinistra in cerca di se stessa, sempre sotto la pianta, aspettando Godot. Che vuole davvero Landini e che può fare?

Risponde l’ex leader delle tute blue della Fiom Giorgio Cremaschi: “Dopo Renzi le parole sinistra e riforme sono parole malate e rovinate”. “Oggi – spiega ad Affaritaliani lo storico leader della sinistra sindacale – le riforme sono il fascismo nei luoghi di lavoro con il Jobs Act”. E spinge l’attuale segretario Fiom: “Landini rompa totalmente con il sistema del Pd e con la Cgil bersaniana”.

Non solo: “Con la sinistra Pd non si va da nessuna parte. Lasci fuori i vari Fassina e Vendola…”. Ma ci saranno già liste Landini sin dalle prossime elezioni regionali di maggio?
“Il progetto di Landini – dice Cremaschi – mi sembra più ambizioso di un semplice partito che si presenta alle elezioni. Non si combina niente con i vecchi residui della sinistra, da Fassina Vendola. I vecchi gruppi dirigenti della sinistra del Centrosinistra non hanno alcuna possibilità di rappresentare un’alternativa. Bene che Landini abbia come riferimento Podemos ma bisogna discutere in concreto di programmi. Il primo punto è certamente la rottura con l’Europa, che come dimostra la vicenda della Grecia non è riformabile. Il termine sinistra ormai è logorato”

Insomma, che deve fare Landini: “C’è bisogno di un’alternativa progressista al Centrosinistra che non si può fare con i satelliti di Renzi. La sinistra Pd a parole vuole rompere con Renzi, poi nelle amministrazioni locali e nelle cooperative sta con il premier. Landini deve rompere in modo totale con il sistema di potere del Pd ma anche con la tradizione della Cgil. E’ vero che la Camusso è contro il governo, ma sulle posizioni inconcludenti di Bersani. Se Landini fa queste scelte allora fa la cosa giusta. Ma non è ancora chiaro”. Chiaro?

Per non sbagliare, Renzi ha già aperto il fuoco contro Landini.

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