Usa 2016. Hillary Clinton, slitta l’annuncio della candidatura?

Intanto l’ex First Lady assume due nuovi consulenti per l’immagine

di guido

La data dell’annuncio della candidatura di Hillary Clinton alle primarie democratiche per Usa 2016, inizialmente fissata tra marzo e aprile, potrebbe subire uno slittamento di qualche mese e arrivare non prima di luglio. Stando a quanto riportato dal sito Politico, che riprende indiscrezioni provenienti dagli ambienti del partito, l’ex First Lady avrebbe deciso di prendersi qualche mese in più per preparare con cura la discesa in campo.

Diversi i fattori che spingerebbero Hillary a rimandare ancora la discesa in campo, che comunque non sembra in discussione. In primo luogo la mancanza di competitor in grado di rubarle la scena: visto che al momento non ci sono sfidanti in grado di ambire seriamente alla nomination – l’unico nome di punta è quello della senatrice Elizabeth Warren, che però non sembra decisa a candidarsi – anticipare troppo l’annuncio potrebbe esporre il fianco all’arrivo di competitor più mediaticamente affascinanti. Clinton non vuole, insomma, ripetere l’esperienza del 2008, quando l’esplosione sui media di Barack Obama appannò la sua candidatura annunciata da molti mesi.

“Non vuole essere pressata dalla stampa a fare qualcosa prima che sia pronta, per lei è meglio essere una non candidata, perché non aspettare?”, spiegano fonti vicine all’ex Segretario di Stato. Mentre sembra ormai completato il team che accompagnerà la candidatura di Hillary, le settimane guadagnate rimandando l’annuncio potrebbero servire a preparare meglio il messaggio e soprattutto l’immagine. Per questo non giunge inaspettata la notizia secondo cui Hillary Clinton avrebbe assunto nel suo staff due “maghi” del marketing, Wendy Clark, presidente del marketing per la Coca Cola in Nord America, e Roy Spence, fondatore della GSD&M, una compagnia che ha rifatto l’immagine di stati e multinazionali. Lo scopo sarebbe quello di rinnovare la propria immagine, che è sì conosciuta e familiare agli americani, ma rischia di risultare troppo “già vista” (e anche qui, l’esperienza del 2008 sembra contare molto).

Il primo compito dei due consulenti sarà trovare il messaggio chiave per la campagna elettorale. Nel 2008 aveva puntato sull’esperienza e sul superamento delle disuguaglianze sociali, ma Obama l’aveva battuta puntando su cambiamento e riforma sanitaria. Sappiamo tutti come è andata a finire. Non potendo insistere sull’esperienza, non potendo diventare bandiera del cambiamento, non potendo neanche fare troppo affidamento sul suo passato per non evocare brutti ricordi (su tutti, l’assalto all’ambasciata americana di Bengasi nel 2011, quando era Segretario di Stato), dovrà trovare un messaggio nuovo ma coerente con la sua storia, senza scontentare però le potenti lobby finanziarie che appoggeranno la sua corsa. Altro punto dolente è il rapporto con la Clinton Foundation, la fondazione gestita con suo marito Bill che è in queste settimane al centro di polemiche per i finanziamenti ricevuti da vari governi e per le conseguenti accuse di conflitto di interessi. Una minaccia alla credibilità della Clinton che va disinnescata prima che la campagna entri nel vivo.

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