Ore 12 – La cambiale in bianco di Veltroni

Ieri, dando fiato alle trombe, il Pd ha tenuto in 12 mila piazze d’Italia il “Democratic-day”. Una buona prova di dignità e capacità organizzativa, un tentativo di dialogo con gli elettori, fuori delle sezioni e dei circoli. La sensazione è che il messaggio di Veltroni (il partito a vocazione maggioritaria, il partito “nuovo” che corre

Ieri, dando fiato alle trombe, il Pd ha tenuto in 12 mila piazze d’Italia il “Democratic-day”. Una buona prova di dignità e capacità organizzativa, un tentativo di dialogo con gli elettori, fuori delle sezioni e dei circoli. La sensazione è che il messaggio di Veltroni (il partito a vocazione maggioritaria, il partito “nuovo” che corre da solo e abbandona gli antichi alleati di centro sinistra per affermare una alternativa riformista) si stia sedimentando bene nel “corpaccione” del Partito Democratico.

La “forzatura” di Walter passa. E che le stesse fibrillazioni provocate dalla composizione delle liste si siano assestate, i mal di pancia rientrati. Per far corpo comune. La partita è alta, stavolta. In gioco c’è il nuovo partito, la sua prospettiva politica. Ma le urne decidono anche del futuro del leader Veltroni e delle poltrone nel partito e nelle istituzioni.

Migliaia di teste in bilico: o un salto in avanti da trionfatori o un tonfo all’indietro. Nella polvere. Addio potere, privilegi, auto blu, portaborse, soldi. Tutto e tutti tornano in discussione. Dove tutto stavolta può voler dire tutto per davvero, compresa la propria “pagnotta”. Il vero limite (è qui che si gioca la vittoria elettorale) sta nel fatto che la proposta veltroniana resta chiusa nel “recinto” già pascolo dei Ds e Margherita.

Una prateria di voti sul 30 per cento – sicuramente sopra il 30 per cento – ma molto lontano anche dal 35 per cento dato come linea del Piave. Una linea sotto la quale non solo l’Italia va di nuovo in mano a Berlusconi ma esplode un vero disastro nel Pd e fra i suoi capi. Walter in testa. Il messaggio che sta passando nell’elettorato tutt’ora indeciso (ed è questo l’elettorato che farà pendere il piatto da una parte o dall’altra!) è un doppio massaggio.

Da una parte c’è l’elettorato di area (di sinistra, riformatore, anche liberal moderato) che pensa: sì, il Partito democratico c’è, corre da solo, fa un tentativo coraggioso per scrollarsi di dosso la zavorra della sinistra massimalista ma sostanzialmente non è un partito nuovo, non cambia la politica, non liberalizza l’economia, non cambia le istituzioni, non dà la scossa alla casta. Cioè lascia le cose come stanno.

Lascia l’Italietta di sempre. Lustra l’etichetta senza cambiare il prodotto. Da due poltrone (Ds e Dl) ne è venuta fuori una sola. Con scissioni, fratture, scuotimenti, minacce. Ma l’impalcatura del sistema di potere in mano al Pd (nello stato, nella Rai, negli enti pubblici, nelle regioni, province, comuni, società partecipate ecc.) non è cambiata di una virgola. E non potrà cambiare, vincolata nella rete delle pastoie burocratiche, nelle sabbie mobili del “do ut des”, io do una cosa a te tu dai una cosa a me.

Una mala pianta con radici estese e profonde, che si riproduce. Dall’altra (un’area parcheggiata nel centro destra fortemente delusa del berlusconismo) c’è la minaccia dell’astensione, c’è ritrosia nel fare il gran passo e saltare nell’altra sponda, da Berlusconi a Veltroni. Su questi punta adesso Veltroni. Ecco perché ora dal Pd arriva l’appello finale: dateci il voto, credeteci, vedrete che cambieremo, rinnoveremo e trasformeremo l’Italia.

In pratica, Veltroni e i suoi, agli italiani in generale ma ai moderati in particolare, chiedono di firmare una cambiale in bianco. E questa cambiale in bianco, lo ripetiamo, il Pd la presenta con più forza all’elettorato deluso e incerto del centro destra, al ceto medio, agli imprenditori. Specie al nord. Là dove si gioca la vera partita. “Il Pidì ha rischiato correndo da solo, ora vi chiediamo di rischiare anche voi: dateci fiducia. Altrimenti si torna tutti nella palude berlusconiana, nella trappola della destra, che ha già governato e ha già fallito per ben due volte”.

Questo è il messaggio dell’ultima ora. Per il Pd è l’ultima spiaggia? Prima che il gallo canti (prima delle urne) tutto è ancora possibile. E l’inflazione vola al 3,3%, massimo dal 1996! Per ora ride solo Berlusconi. Ma, come si sa, ride bene chi ride ultimo.

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