Grecia: Tsipras lunedì presenta la lista delle Riforme. La partita è aperta

Il governo greco ha vinto una battaglia, ma le promesse elettorali sono lontane dall’essere rispettate. Tsipras per il momento potrà presentare le sue Riforme, mentre l’asse pro-asuterity appare meno compatto di un tempo

La Grecia alla fine ha strappato una proroga di quattro mesi da Bruxelles. Basata sull’accordo-ponte, proposto dal ministro delle Finanze ellennico, Yanis Varoufakis, l’estensione del programma di risanamento prevede un po’ di allentamento sull’austerity. Il risultato più importante ottenuto dal governo di Alexis Tsipras è un abbassamento dell’avanzo primario per il 2015, necessario per far fronte all’emergenza umanitaria.

Tsiparas, dopo l’accordo, ha dichiarato: “Abbiamo vinto una battaglia non la guerra“. Per il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, invece, non cambia assolutamente nulla ed ha aggiunto che il premier greco “avrà difficoltà a spiegare l’accordo ai suoi connazionali“. Chi ha ragione? Forse entrambi. Se è vero che la Grecia qualcosa è riuscita ad ottenere, d’altro canto la partita vera sembra rinviata a giugno, con tutti i rischi che questo comporta per Atene.

A tale riguardo, evidenziamo che l’esecutivo greco e Syriza dovranno spiegare che le promesse della campagna elettorale saranno mantenute nel lungo periodo e dovranno tenere a freno la sinistra più intransigente e l’opposizione conservatrice. Quest’ultima si sta già impegnando a dipingere il patto come la dimostrazione che le promesse di Tsipras erano solo propaganda.

Il prossimo importante appuntamento sarà quello di lunedì, quando il governo presenterà la lista delle riforme, che sarà sottoposta al vaglio delle istituzioni europee. Tsipras certamente non opererà nuovi tagli. Secondo alcune indiscrezioni, il piano dovrebbe comprendere la lotta all’evasione fiscale, l’indipendenza della Segreteria generale delle entrate, una rateizzazione per le tasse arretrate. E’ difficile che il pacchetto di misure venga rifiutato dalla Troika, anche perché chiedere ancora nuove sforbiciate ai salari e al welfare darebbe in questo momento ulteriori argomenti ad Atene e prolungherebbe un pericoloso braccio di ferro che è opportuno far cessare.

Tsipras non ha portato a casa il risultato pieno, ma a livello politico qualcosa è cambiato. L’asse dei paesi pro-austerity un po’ è stato incrinato. I governi di Francia e Italia, con tutti i loro bizantinismi, hanno comunque cercato di mediare, lasciando intendere che non c’è un’alleanza implicita e imperitura con Berlino. Spagna e Portogallo, dove ci sono i conservatori al governo, si sono schierati con la Merkel per evitare che la vittoria negoziale della Grecia spiani la strada ad un’affermzione delle sinistre nei rispettivi paesi. Tuttavia, questo approccio non è detto che non si riveli sbagliato, mostrarsi proni agli interessi teutonici potrebbe avere l’effetto di rafforzare ulteriormente l’opposizione interna.

I paesi dell’est europeo hanno mostrato tutti i loro limiti. A livello di propaganda infieriscono sull’eurozona, ma poi non hanno sostenuto Atene, preoccupati di una rinascita delle sinistre. Tuttavia, questi paesi non rappresentano per gli Stati del nord europa un problema minore rispetto alla Grecia. Spesso prendono posizioni filo-Putin (come nel caso dell’Ungheria) che finiscono per incrinare l’unità della Ue.

Infine, segnaliamo che in Germania la Spd inizia a dare qualche timido segnale di autonomia nei confronti della Cdu, con cui è al governo. I socialisti, incalzati dai sindacati metalmeccanici, hanno preso le distanze da Schäuble, cosa che Frau Merkel non ha gradito affatto.

Tutto ciò ci dice che la strada per Syriza rimane molto stretta, ma che degli spazi per condurre la propria battaglia ancora ci sono. Ovviamente molto dipenderà non solo dall’azione di governo di Tsipras. Quest’ultimo sarà chiamato anche a cementare i legami di solidarietà con i movimenti sociali europei e a creare alleanze più solide con altri paesi: innanzitutto provando ad ammorbidire le posizioni di Hollande e Renzi. E poi, a fine anno, un’eventuale vittoria alle elezioni generali di Podemos in Spagna potrebbe spostare ulteriormente gli equilibri continentali.

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