Beppe Grillo, Gino Paoli e la debolezza di un progetto politico

Beppe Grillo difende Gino Paoli dalle accuse di evasione fiscale e il Movimento 5 Stelle si divide. Una vicenda che mette in luce l’inconsistenza politica del “grillismo”

Beppe Grillo, con una mossa “a sorpresa”, ha espresso solidarietà all’amico Gino Paoli. Il cantautore, come ormai è noto, è accusato di evasione di fiscale: il sospetto è che abbia trasferito illecitamente una somma pari a 2 milioni in Svizzera. L’inchiesta, che vede coinvolto l’autore de Il Cielo in una Stanza ed ex parlamentare indipendente del Pci, è un filone secondario della vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto l’istituto genovese Carige.

Paoli, ieri, si è autosospeso da Presidente della Siae e il suo legale ha fatto sapere che presto tutto sarà chiarito. Per parte nostra, preferiamo mantenere una dovuta cautela sui fatti emersi in questi giorni. Non pensiamo che non si dovesse dare risalto alla notizia, ma certi toni sensazionalistici, adottati dalla stampa per ottenere visibilità sui social network o per vendere qualche copia in più, non ci sembrano accettabili. Inoltre, bisognerà attendere di appurare di chi sono realmente le responsabilità. A tale riguardo, siamo consapevoli che molti artisti, per non togliere tempo al loro lavoro o per incapacità, affidano la gestione dei loro capitali a fiduciari che spesso si rivelano poco affidabili. Ovviamente, se le accuse fossero confermate, questa non sarebbe una giustificazione. Per l’appunto, però, siamo ancora fermi ad ipotesi di reato, l’inchiesta farà il suo corso.

Tuttavia, la cosa che ha sorpreso, scatenando l’ennesimo psicodramma all’interno del Movimento 5 Stelle, è che Grillo sia intervenuto direttamente sul blog per dire la sua. Il megafono dei pentastellati si è schierato con l’amico cantante contro le illazioni dei media e dopo che i parlamentari hanno chiesto le immediate dimissioni di Paoli da Presidente della Siae.

A tale riguardo, scrive Grillo: “Ma a questo gioco al massacro di una persona di 80 anni non pregiudicato, mai inquisito, per alcunché, che mi risulti, io non ci sto! I cittadini sono diventati vittime sacrificali, mostri da sbattere in prima pagina senza che possano difendersi in alcun modo […] L’immagine che si vuole trasferire è quella di Paoli ‘spallone’ con un sacco pieno di euro che valica le Alpi, magari di notte con la luna piena“.

Il gesto di Grillo ha provocato l’ira anche di alcuni suoi estimatori, che lo hanno rimproverato di adottare due pesi e due misure. In sostanza il senso delle critiche può essere così riassunto: il fustigatore della casta, che ha sempre usato toni durissimi nei confronti dei politici, riscopre uno spirito garantista proprio con il suo concittadino. Ma, aggiungiamo noi, “il garantismo” è stato veicolato con argomenti molto demagogici, usando il solito paradigma vittimale, molto caro a lui e Casaleggio. L’ex comico, infatti, dice che i cittadini sono diventati “vittime sacrificali“.

Questo genere di espressioni, a nostro avviso, contribuisce solo alla passività generale, all’amplificazione del risentimento e finisce per assumere un ruolo “equilibratore” perché canalizza lo sfogo del momento, senza aprire la strada a nessuna condizione di cambiamento reale. Intorno alla categoria di “cittadini-vittime“, Grillo può rinsaldare le fila della sua piccola comunità, elidendo qualsiasi conflitto sociale. Come dire: siamo tutti democraticamente perseguitati.

Ecco allora che il caso di Paoli dimostra tutta la fragilità politica del grillismo, il movimento “né di destra né di sinistra”. E palesa come molti dei sui simpatizzanti riducano tutto a pericolose, quanto false, opposizioni: innocente-colpevole, vittima-carnefice, fedele-traditore.

Inoltre, dalla difesa di Grillo, passa ancora una volta l’idea che si auto elegga a giudice supremo, pronto a stabilire chi è morale e chi no. Per di più, ciò viene suffragato con argomenti che rasentano il patetico: “Un vecchio di 80 anni, mai inquisito….” Fermo restando che siamo convinti dell’innocenza del cantante fino a prova contraria: dovremmo forse commuoverci per l’età di Paoli? E il fatto che non sia mai stato inquisito cosa aggiunge o toglie all’inchiesta? Forse c’è un complotto di cui non siamo a conoscenza? Già, sui complotti Beppe è imbattibile.

Il Movimento 5 Stelle, non solo il suo “leader non leader”, è sempre di più un insieme di inestricabili contraddizioni: difende il Parlamento ma anche la “democrazia diretta dell’algoritmo”, propone l’uscita dall’euro senza spiegare come; dice no all’intervento in Libia (giustamente) ma non indica una soluzione diplomatica; sull’immigrazione richiama al rispetto delle leggi senza una visione europea e poi si lancia in suggestive teorie sulla diffusione dell’ebola; attacca acriticamente Mattarella e poi lo applaude. E così via.

Questa schizofrenia non solleva grandi critiche interne da parlamentari e iscritti. A far discutere i pentastellati sono invece le espulsioni via web e la solidarietà a Paoli. A questo punto è anche lecito domandarsi: ma siamo sicuri che vogliano governare un paese? Sovente ci vengono dei dubbi a riguardo.