Libia, Marine Le Pen: “La situazione di oggi responsabilità di Sarkozy”

“Non dobbiamo fare una guerra, ma tagliare i finanziamenti allo Stato Islamico”.

Marine Le Pen torna all’attacco dopo un lungo periodo di difficoltà seguito all’attentato a Charlie Hebdo e ad alcune decisioni che l’hanno temporaneamente relegata ai margini della scena politica francese. La situazione in Libia le dà però lo spunto migliore per tornare ad attaccare l’attuale governo socialista e anche l’ex presidente Sarkozy, che potrebbe essere il suo rivale nelle future elezioni presidenziali, per le quali la leader del Front National coltiva sogni di gloria. In un’intervista su Repubblica, Marine Le Pen individua infatti proprio in Sarkozy il responsabile primo di quanto sta avvenendo oggi.

“La catastrofe che vediamo oggi in Libia ha un solo colpevole: Nicolas Sarkozy“. Ma quali sono, quindi, le colpe dell’ex presidente? Il tutto risale al 2011, quando fu la Francia a mettersi alla guida dell’intervento contro Gheddafi. “Non è stata la Francia, ma il presidente di allora, Sarkozy, consigliato da Bernard Henry Levi e con il sostegno del partito socialista. L’intervento di quattro anni fa ha provocato degli squilibri geopolitici di cui oggi vediamo le conseguenze. È stato un gigantesco errore strategico di Sarkozy e di chi l’ha appoggiato”.

E quindi, secondo Marine Le Pen, era meglio lasciare al suo posto Gheddafi, nonostante tutto? “Probabilmente sì. Il regime libico era autoritario, ma laico. Riusciva a tenere insieme le diverse minoranze e a controllare i flussi migratori. La geopolitica è la scelta del meno peggio”. Considerazioni oggi condivisibili, con il senno di poi, dopo il fallimento delle primavere arabe che hanno provocato sconquassi in tutta la regione con la sola eccezione della Tunisia, ma che non per questo non si potevano almeno in parte prevedere già allora. In sintesi estrema: “Gheddafi era meno peggio dei fondamentalisti islamici”.

Ma allora qual è, per Marine Le Pen, la soluzione al disastro libico? “È la comunità internazionale che deve intervenire, tagliando i flussi all’Is. Sappiamo che questi terroristi vendono petrolio, incassando decine di milioni di euro. Inoltre, continuano a ricevere finanziamenti. Alcuni paesi con i quali abbiamo relazioni diplomatiche hanno un atteggiamento ambiguo nei confronti dell’Is, per esempio la Turchia. Non possiamo restare alleati con paesi che sono compiacenti con l’Is, per non dire complici”.

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