M5S, niente più dimissioni di massa: “Sarebbe inutile”

I pentastellati si rendono conto che dimettersi in massa non servirebbe a far decadere il Parlamento

di guido

La minaccia di dimettersi in massa dal Parlamento per far sciogliere le Camere è già rientrata. Diversi esponenti del Movimento 5 Stelle hanno spiegato che non ci sono i presupposti per il clamoroso gesto di protesta, e che quindi la proposta è da considerarsi lettera morta. L’idea era stata lanciata da più parti all’interno del Movimento, anche se in effetti non c’era mai stata una mobilitazione vera e propria, e anche sul blog di Grillo la questione era rimasta sottotraccia. C’era solo stato un appello alle altre forze di opposizione per realizzare insieme la protesta, evidentemente caduto nel vuoto.

L’idea era quella di presentare in massa le dimissioni di tutti gli esponenti dell’opposizione, e questo avrebbe di fatto costretto il Presidente della Repubblica a sciogliere le Camere. Ma, spiega Michele Giarrusso: “Avrebbe avuto senso se insieme a noi si fosse dimessa tutta l’opposizione ma evidentemente in questo Parlamento nessuno è disposto a staccarsi dalla poltrona”. Gli fa eco Carla Ruocco dalle pagine del Messaggero, che invita ad altre forme di mobilitazione: “è chiaro che se il governo non ci ascolta e il Parlamento viene completamente esautorato allora è meglio risparmiare i soldi che i cittadini spendono”.

L’idea dei pentastellati non era certo originale: non più di un anno e mezzo fa erano stati i parlamentari dell’allora Pdl a minacciare le dimissioni di massa per far sciogliere il Parlamento se si fosse votata la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. Come sappiamo, la decadenza fu effettivamente votata ma la minaccia dei parlamentari di centrodestra non è mai stata messa in pratica. E non perché non ci fosse compattezza, ma perché si tratta di una minaccia vuota e inutile, ed è sorprendente che ancora oggi qualcuno la pratichi.

Come avevamo spiegato già all’epoca delle minacce del Pdl, non esiste l’istituto delle dimissioni di massa dei parlamentari. Ciascun parlamentare deve presentare singolarmente le dimissioni, e ognuna di questa richiesta deve essere esaminata e votata dall’Aula, a scrutinio segreto. Questo richiede intanto tempistiche molto lunghe, e non garantisce che le dimissioni vengano accettate.

Ma anche se venissero accettate, al posto del parlamentare dimessosi subentrerebbe il primo dei non eletti di quella data circoscrizione. È obiettivamente impossibile pensare che tutti i “trombati” alle scorse elezioni rinuncerebbero alla possibilità di sedere in Parlamento sia pure per qualche mese, con annessi e connessi. Ecco perché la minaccia di dimissioni di massa era, è e sarà sempre una pistola scarica.

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