Legge elettorale, il Porcellum bulgaro

Il caso Bulgaria, condannata dalla Corte Europea per i diritti umani per le elezioni del 2005, dovrebbe insegnare a non cambiare le regole in corsa: un vizietto della partitocrazia italiana

Si parla tanto di rottamazione, a destra come a sinistra, della vecchia politica e delle vecchie logiche oligarchiche che negli ultimi 67 anni hanno governato un Paese in balia dei suoi rappresentanti; in verità ciò che si sta rottamando, a ritmo sostenuto e con larghissima maggioranza, è lo stato di diritto.

Neppure il Presidente della Repubblica, “Supremo Garante della Carta Costituzionale”, si è pronunciato in merito al grave atto che vede la partitocrazia italiana accordarsi per cambiare in corsa le regole del gioco; anzi,

la predisposizione naturale del presidente della Repubblica a fare ormai il satrapo mesopotamico

come denunciato dal deputato radicale Maurizio Turco (da 50 giorni in sciopero della fame), lo porta a sollecitare, addirittura a plaudire, l’iniziativa della partitocrazia.

Quando dieci anni fa venne approvato il “Codice di buona condotta in materia elettorale” dalla Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d’Europa, nessuno avrebbe pensato che l’Italia rischiasse seriamente di vedersi monitorare le elezioni dagli osservatori dell’Ocse, come nessuno avrebbe pensato che si sarebbe potuto fare peggio del Porcellum:

Ciò che è da evitare non è tanto la modifica della modalità di scrutinio (poiché quest’ultimo può sempre essere migliorato) ma la sua revisione ripetuta o che interviene poco prima dello scrutinio (meno di un anno). Anche in assenza di volontà di manipolazione, questa apparirà in tal caso come legata ad interessi congiunturali di partito

si legge su quel documento. Una prassi che, nonostante tutto, alla politica italiana piace parecchio: nel 1993 la legge Mattarella e nel 2005 il Porcellum sono entrambe leggi criminogene (basta guardare a posteriori la storia italiana recente).

La legge Mattarella era illecita per due motivi: primo perchè nel referendum dello stesso anno gli italiani avevano già espresso la loro volontà elettorale (una riforma uninominale e maggioritaria ispirata ai modelli anglosassoni) e secondo perchè approvata solo sette mesi prima delle elezioni; il Porcellum invece venne approvato nel dicembre 2005, a soli quattro mesi dal voto.

Anche per le Europee 2009 (tenutesi in giugno) la legge venne cambiata in corsa con l’introduzione, in febbraio, della soglia di sbarramento al 4% in un territorio suddiviso in cinque circoscrizioni (per la presentazione delle candidature) ma con una ripartitura dei seggi effettuata su un collegio unico nazionale:

In quell’occasione ci assumemmo in solitudine i costi di quelle illegalità, non riuscendo a presentare le nostre liste e portando nei tribunali i ricorsi che sono tutt’ora pendenti a causa della bancarotta del sistema giustizia

ha spiegato il segretario di Radicali Italiani Mario Staderini.

Un’abitudine alla delinquenza che non preoccupa nessuno semplicemente perchè nessuno ne parla, come se l’espressione delle preferenze e le storture democratiche di una legge cambiata in corsa siano ammissibili in una qualunque democrazia.

L’esempio l’abbiamo in Europa: lo scorso 6 novembre la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato la Bulgaria riconoscendo (erano le elezioni del 2005) una violazione del diritto a libere elezioni (art. 3, prot. 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo), grazie al ricorso presentato da Екогласност (Ecoglasnost), che si oppone all’egemonia del Partito Comunista e per questo venne escluso da quelle elezioni perchè, all’atto di presentazione delle liste, mancavano due documenti e cinquemila firme, normativa introdotta poco prima del voto; nella disposizione della Corte Europea si legge che

Il periodo di un anno richiesto dalla Commissione di Venezia per l’adozione di sostanziali modifiche alla legge elettorale non è stato osservato.

Al popolo italiano si consegnano le preferenze e la riduzione dei parlamentari (il sacrificio degli eletti), senza spiegare tuttavia che le prime non fermano il malaffare (Fiorito docet) e la seconda rappresenta solo una riduzione della rappresentanza popolare in Parlamento, un modo come un altro per allontanare ulteriormente la cittadinanza dagli eletti.

L’onorevole Turco, che digiuna per informare sul precetto del Consiglio d’Europa, per la calendarizzazione della legge applicativa dell’art. 49 della Costituzione e per la revisione dei procedimenti elettorali, resta inascoltato nelle sue denunce e nella sua lotta nonviolenta, a dimostrazione di come lo stato di diritto in Italia sia, per usare un termine ultimamente molto in voga, “liquido”.

Beppe Grillo invece ci capisce ben poco, prendendosela con l’Unione Europea per il premio di maggioranza al 42,5% ma non capendo che “il marcio” non è a Bruxelles ma, eventualmente, a Strasburgo, visto che il principio di stabilità delle leggi elettorali è stato elaborato dal Consiglio d’Europa; ma non ci si aspetta che un comico lo sappia, ci si aspetterebbe che lo sapessero però i giornalisti. Che tacciono.

Foto | Flickr

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