Troppo sesso? Non conta essere il marito, per la Cassazione è violenza!

E’ arrivata la parola fine sulla querelle giudiziaria dei due coniugi di Novara iniziata anni fa quando la donna denunciò il marito perchè la costringeva con minacce a ripetuti rapporti sessuali. La donna, stanca di subire maltrattamenti portati avanti dall’uomo (in un caso l’uomo l’aveva minacciata con un machete) che non era mai sazio e

E’ arrivata la parola fine sulla querelle giudiziaria dei due coniugi di Novara iniziata anni fa quando la donna denunciò il marito perchè la costringeva con minacce a ripetuti rapporti sessuali.

La donna, stanca di subire maltrattamenti portati avanti dall’uomo (in un caso l’uomo l’aveva minacciata con un machete) che non era mai sazio e pretendeva continui rapporti, dopo aver ripetutamente tentato di farlo ragionare ha deciso di porre un deciso freno alla storia.

La Corte d’Appello di Torino, il 22 settembre del 2008, dichiara Massimo L. colpevole dei reati di violenza e maltrattamenti e lo condanna a 6 anni e 4 mesi di carcere.

L’uomo, che non contestava il reato di maltrattamenti ma quello di violenza in quanto la donna non si sarebbe mai rifiutata in maniera palese (la donna si è difesa asserendo che, per non turbare i bambini, tentava di opporsi alle pretese del marito con gesti muti) ha deciso di ricorrere facendo così in modo che la Cassazione sancisse in maniera chiara fin dove sono lecite le richieste del marito in fatto di rapporti sessuali.

La Cassazione infatti ha decretato che

costituisce violenza sessuale qualsiasi forma di costrizione, a nulla rilevando l’esistenza di un rapporto di coppia coniugale, o paraconiugale, tra le parti, dal momento che non esiste all’interno di tale rapporto un diritto all’amplesso, né, conseguentemente, il potere di esigere o imporre prestazioni sessuali.

Nello specifico poi la Cassazione ha “risposto” alla difesa dell’uomo circa la non evidenza del diniego da parte del coniuge che

in tema di reati contro la libertà sessuale, nei rapporti di coppia di tipo coniugale, non ha valore scriminante il fatto che la donna non si opponga palesemente ai rapporti sessuali e li subisca, quando è provato che l’autore, per le violenze e minacce precedenti poste ripetutamente in essere nei confronti della vittima, aveva la consapevolezza del rifiuto implicito della stessa agli atti sessuali

La sentenza è destinata a fare scalpore. E’ infatti il primo caso in cui la Cassazione si pronuncia su un aspetto così privato della vita di coppia.