La Scozia contro l’austerity di Cameron. Ma il Labour potrebbe pagarne il prezzo

Dopo la sconfitta al referendum, la leader dello Scottish National Party attacca l’austerity di Londra. La dura presa di posizione di Nicola Sturgeon rischia di danneggiare i laburisti alle prossime elezioni politiche di maggio

Dopo la sconfitta al referendum sull’indipendenza, lo Scottish National Party torna alla carica. La “first minister” Nicola Sturgeon, che ha preso il posto di Alex Salmond, è scesa a Londra per dire il suo netto no ad ulteriori tagli di spesa.

Sturgeon ha pronunciato un lungo intervento in una Università della City. Agli studenti, ha detto senza mezzi termini che “ulteriori tagli alla spesa pubblica sarebbero moralmente ingiustificabili ed economicamente insostenibili“. Ed ha aggiunto: “la politica economica del governo britannico ha categoricamente fallito. E non in rapporto ai miei calcoli, ma sui parametri offerti dal governo britannico […] La disuguaglianza sociale è pericolosamente in aumento. La produzione in tutto il Regno Unito è ancora al di sotto dei livelli pre-recessione, così come il Pil pro capite“.

L’attacco è palesemente rivolto al premier conservatore, David Cameron, proprio nei giorni in cui a Londra si discute dei limiti e delle opportunità della devolution, che il “governo” di Edimburgo ha già in parte ottenuto dopo la consultazione referendaria. Ma la presa di posizione di Sturgeon, potrebbe essere stata anche una risposta implicita all’intervento, presso la Camera alta, del Lord laburista George Foulkes of Cumnock. Quest’ultimo ha provato a dimostrare, cifre alla mano, che se i separatisti avessero vinto, la Scozia ora sarebbe sull’orlo della bancarotta, a causa dei prezzi del petrolio in discesa.

La richiesta di abbandono dell’austerity avrà non poche ripercussioni politiche in Inghilterra. Le parole della esponente dello Scottish National Party creeranno sicuramente imbarazzi ai laburisti di Ed Miliband. Il candidato premier di “sinistra”, che rischia di perdere le prossime elezioni generali del 7 maggio, ha necessità di stipulare un accordo programmatico con Sturgeon, ma allo stesso tempo, per compiacere l’elettorato moderato, ha annunciato anche l’esigenza di tagli importanti.

Inoltre, la Scozia, pur trovandosi in un contesto differente, è sempre più vicina ai movimenti europei che si battono contro l’austerità. Fatto che ovviamente non si concilia con il parere dell’elettorato progressista britannico.

In ogni caso, gli ultimi sondaggi pongono Miliband nella posizione di doverlo cercare per forza un accordo. Il partito di Sturgeon pare in crescita costante e ciò a danno proprio dei laburisti, che in Scozia fanno da sempre il pieno di voti.