D’Alema si prende il merito dell’elezione di Mattarella. Ma le cose stanno proprio così?

Per il giornalista Franco Bechis, D’Alema avrebbe aperto una canale di comunicazione con Berlusconi per puntare su Amato

Massimo D’Alema, in un’intervista a Il Messaggero, ha affermato che l’elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica è stata una vittoria della minoranza del Pd: “era il nostro candidato“.

Per l’ex primo ministro, al di là delle ricostruzioni deferenti nei confronti di Matteo Renzi, la “sinistra” del partito avrebbe avuto un ruolo determinante nella vicenda del Quirinale:

“Ci siamo riuniti, abbiamo discusso e alla fine Bersani ha detto a Renzi: siamo disponibili a votare Amato o Mattarella. Renzi, dopo aver tentato di puntare su altre soluzioni, su persone a lui più vicine e dunque più condizionabili, ha ritenuto saggiamente che il suo tentativo potesse risultare troppo rischioso e ha pensato che fosse meglio proporre una soluzione che garantisse il sostegno convinto di tutto il partito”

Dunque, per D’Alema, la sinistra non avrebbe avuto affatto un ruolo marginale, come suggerito dai vari retroscenisti della politica in questi giorni: “la descrizione tragica della fine della sinistra è una ricostruzione letteraria. Direi cattiva letteratura

Sul fatto che Bersani abbia agito nella maniera descritta non dubitiamo, tuttavia dobbiamo anche segnalare che in molti credono che, a differenza di quanto afferma, l’ex leader Ds avrebbe giocato una partita tutta sua sul Colle. E che l’avrebbe persa.

Secondo il giornalista Franco Bechis, ad esempio, D’Alema avrebbe provato a scavalcare Renzi per imporre il nome di Giuliano Amato. In che modo? Aprendo una linea di dialogo riservata con Silvio Berlusconi.

Bechis, sul suo sito l’imbeccata, sostiene che tra i due ci sarebbe stata una telefonata a metà gennaio, quando l’ex Cavaliere si trovava a pranzo con Nunzia De Girolamo (Ncd) e il suo consorte, Francesco Boccia (Pd). Pranzo organizzato proprio per creare “un ponte” tra D’Alema e il leader di Forza Italia.

Durante il colloquio telefonico, D’Alema, ad insaputa di Renzi, avrebbe rassicurato sul fatto che non ci sarebbero stati franchi tiratori sul nome del professore Amato, nome su cui Berlusconi era intenzionato a convergere. Poi le cose, come è noto, hanno preso un’altra piega e il Presidente del Consiglio ha scelto di puntare su Mattarella.

Non sappiamo quanto ci sia di vero nella ricostruzione di Bechis, ma quello che non torna è che D’Alema abbia detto a Il Messaggero, che la sinistra del Pd avrebbe proposto anche il nome di Amato. Difficile pensare, infatti, che i vari Cuperlo e Fassina fossero persuasi da una tale candidatura e ciò non per ragioni di mancanza di stima nei confronti del giudice costituzionale. Ques’ultimo, inviso all’opinione pubblica per le sue note pensioni, era considerato come il nome dell’ “inciucio” del Nazareno.

Chissà, forse D’Alema pensava di puntare su Amato proprio perché credeva che su quella candidatura i franchi tiratori ci sarebbero stati. In questo modo avrebbe messo sicuramente in difficoltà Renzi. Ma siamo già andati troppo oltre.

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