La maggioranza alternativa del governo Renzi senza patto del Nazareno

Niente più appoggio di Forza Italia? Il premier può farne a meno, ma i numeri sono traballanti.

Il giorno dopo la rottura del Patto del Nazareno, si cerca di capire quale possa essere la maggioranza alternativa in grado di sostenere il governo Renzi sulle riforme (Italicum e riforma del Senato) che, fino a ora, sono andate avanti grazie proprio all’appoggio di Forza Italia. Il dubbio che Renzi abbia fatto male i suoi calcoli, contando sul fatto che Forza Italia non si sarebbe comunque tirata indietro (e infatti è ancora tutto da vedere), inizia a serpeggiare.

Ma quale sarebbe la maggioranza alternativa del governo Renzi? Innanzitutto va detto che il governo gode comunque di una maggioranza, quella che gli ha dato il voto di fiducia e che è composta al Senato (dove si balla di più) da Pd (107), Area Popolare-Ncd-Udc (36), Per le autonomie (17), Scelta Civica (7), tre di Gal e 2 del Misto. Il totale fa 172, solo 11 voti in più rispetto alla maggioranza necessaria di 161. Contando che i ribelli del Pd sono 25-30 si capisce come il rischio di andare sotto sia molto elevato. E fino a oggi, l’appoggio di Forza Italia è stato essenziale in molti momenti, anche in alcuni passaggi che a prima vista non c’entravano con l’accordo tra Renzi e Berlusconi. Spesso e volentieri, nel momento del bisogno, gli uomini di Fi sono usciti dall’aula facendo mancare il loro voto contrario o dando vita a emendamenti ad hoc o altro ancora.

Dando per scontato che Renzi sappia quello che sta facendo, si potrebbe immaginare che molte delle sue speranze risiedano negli ex del Movimento 5 Stelle, che dovrebbero essere ben poco interessati a vedere l’attuale legislatura andare verso una fine anticipata. Gli ex del M5S che qualche volta hanno votato con il governo sono 15, si capisce come il loro numero sia sufficiente a dare una mano consistente al governo nel momento del pericolo.

L’alternativa unica possibile è che il governo pensi davvero di non mettere ai voti le sue riforme prima di aver trovato un accordo vero e proprio con la minoranza del Pd. Per quanto riguarda l’Italicum, ci potrebbe anche stare, dal momento che anche da parte del ribelle democratico per definizione, Pippo Civati, sono arrivate delle nette aperture nei confronti della legge elettorale. Più difficile la situazione per quanto riguarda la riforma del Senato, che è fortemente avversata dalla minoranza Pd che si rifà alla proposta di Vannino Chiti. In definitiva, i numeri al Senato ci sono comunque, forse anche scontando il malcontento del Pd, ma la vita del governo si fa molto più complessa.

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