La Bce si oppone al risultato delle urne in Grecia

Sospesi i fondi alle banche greche: quella di Draghi e della dirigenza della Banca Centrale Europea è una decisione fortemente politica.

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Bce-Grecia: è scontro, ed è uno scontro politico, impari e violento. La Banca Centrale Europea ha deciso di chiudere i rubinetti alla Grecia.

È accaduto in serata, mentre in molti mostravano la foto iconica di Alexis Tsipras preso per mano da Jean-Claude Juncker celebrando un finto idillio che non c’è. Mentre altri si concentravano su quanto sia charmant e fuori dagli schemi Yanis Varoufakis, il Ministro dell’Economia greco che ha la sua modesta proposta per risolvere la crisi dell’Eurozona. Mentre altri ancora pensavano alle cravatte di Renzi e si affrettavano ad accostare – incautamente, per troppe questioni che non è il caso di mettersi ad elencare in questa sede ma che dovrebbero essere evidenti a chiunque conosca la differenza fra una sinistra radicale e un partito di centro come il Pd – il nostro premier a Tsipras (l’accostamento mediatico avviene, in casa nostra, solo perché quest’ultimo ha vinto in regolari elezioni a mani basse, mica per altri motivi).

È accaduto ed è stato comunicato in maniera scarna, sul sito ufficiale della Bce.

In pratica, da Francoforte hanno deciso di sospendere una deroga che consentiva alle banche greche di prelevare liquidità dalla Bce utilizzando, come garanzia, i titoli di stato greci. Da stasera questo non accadrà più, perché

«attualmente non è più possibile presumere una conclusione positiva della revisione del programma di aiuti alla Grecia».

E pensare che solo in giornata, Varoufakis aveva commentato positivamente l’incontro con Draghi, definendolo «fruttuoso».

Fruttuoso per la Merkel. Per la finanza. Per chi tiene ben saldo il coltello dalla parte del manico e, invece di limitarsi a brandirlo come minaccia, decide repentinamente di affondare.

Va detto, anche se nessuno si sbilancia: quella di Draghi e della Bce è una scelta politica (di matrice finanziaria, ovviamente). È la scelta, deliberata, studiata, fortemente voluta di avallare ancora una volta il piano-austerità della Germania e di stroncare il risultato delle libere elezioni democratiche che Tsipras e Syriza hanno legittimamente vinto.

E si badi bene: il temuto Grexit non era un’opzione reale: era solamente uno spauracchio sventolato da media poco informati o zerbini sulle posizioni della Troika. Tsipras non l’aveva mai chiesta, l’uscita dall’euro. Varoufakis nemmeno. La cosa rende la decisione politica della Bce ancora più grave, perché la chiarisce nel suo intento: quello di stroncare sul nascere qualsiasi afflato realmente riformista e di crescita.

Questa ingerenza spaventosa mette Tsipras con le spalle al muro.

Viene da chiedersi se la Bce non preferirebbe avere fascisti al potere ovunque, anziché un’alternativa reale alle proprie politiche economiche. E viene il dubbio che anche a Francoforte sappiano che il piano di Tsipras e Varoufakis potrebbe aver successo.

Poco dopo la decisione, Varoufakis ha ricordato che il sistema bancario greco è stabile e attualmente protetto dall’ELA (la liquidità d’emergenza erogata dalla banca centrale greca). Anche questo fondo, però, va ratificato dalla Bce. Negarlo sarebbe lo strappo definitivo: quello di stasera sembra un avvertimento.