Varoufakis da Draghi: “Colloquio fruttuoso e grande incoraggiamento per il futuro”

Oggi Tsipras e Varoufakis proporranno un nuovo patto per l’Europa a Bruxelles e a Francoforte. In base alle dichiarazioni del ministro delle Finanze ellenico, proviamo a tratteggiare la proposta

Aggiornamento ore 14.00 – Dopo l’incontro con Mario Draghi, Varoufakis ha dichiarato: “è stato un colloquio fruttuoso. C’è stata un’eccellente linea di comunicazione, che mi ha dato un grande incoraggiamento per il futuro“.

Varoufakis ha aggiunto che ha chiesto un aiuto temporaneo dalla Bce: “dovrebbe sostenere le nostre banche, in modo che noi con i nostri titoli di Stato di breve periodo possiamo sopravvivere“. Infine il ministro delle Finanze ellenico ha detto di aspettarsi da Angela Merkel un gesto significativo: “Io immagino un piano-Merkel, sull’esempio del piano Marshall“.

Grecia, Syriza: Il piano Varoufakis per l’Europa al vaglio di Juncker e Draghi

Questa mattina, Alexis Tsipras incontrerà a Bruxelles il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker. Successivamente il premier greco vederà a Francoforte, insieme al ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, il governatore della Bce, Mario Draghi.

C’è molta attesa per la giornata di oggi, soprattutto da parte del governo tedesco, che teme non poco le conseguenze della nuova politica anti-austerity di Atene. Tsipras, per parte sua, pare stia facendo sul serio. In pochi giorni ha formato un nuovo governo, poi ha incominciato un giro nella capitali europee e infine ha annunciato un piano ellenico per affrontare la ristrutturazione del debito.

Il personaggio chiave della svolta appare essere Varoufakis, che ha incassato a sorpresa anche il sostegno di Barack Obama. L’ex professore economia, di chiaro orientamento keynesiano, ha lanciato il suo piano economico lunedì in un’intervista al Finacial Times. Il fulcro della sua proposta, per usare le sue stesse parole, può essere così riassunto: “un menu di swap sul debito“.

In sostanza, la Grecia vuole proporre uno scambio agli investitori tra gli attuali titoli di credito e nuovi bond. Le obbligazioni che Atene vorrebbe offrire in cambio sono di due tipologie. La prima indicizzerebbe il nuovo debito al tasso di crescita nominale dell’economia greca. Dunque, più Atene cresce più salirebbe la somma pagata ai creditori internazionali.

La seconda tipologia riguarda i titoli in portafoglio della Bce. In sostanza si punta ad una sostituzione del vecchio debito con obbligazioni perpetue, che non hanno scadenza. Qui, però, la proposta è ancora vaga e forse si andrà definendo meglio dopo l’incontro con Draghi.

Secondo Varoufakis, il piano da lui tratteggiato sarebbe una sorta di intelligente “ingegneria del debito“, che permetterebbe di evitare il temuto taglio (haircut). A ciò dovrebbero corrispondere avanzi primari di bilancio tra l’1 e il 5% del Pil, un piano di riforme per la crescita e la lotta all’evasione fiscale, che tra i ceti sociali più elevati greci è dilagante.

Difficile dire se un piano del genere sarà sufficiente, ma allo stesso tempo non possiamo non notare che chi tendeva corrivamente ad identificare le posizioni di Syriza con quelle degli euroscettici di destra dovranno ricredersi. Tuttavia, se non si vorranno rivedere i vincoli di bilancio o se Bruxelles giocherà eccessivamente a ribasso potrebbe aprirsi un’altra partita, ben più difficile per Tsipras.

In quel caso, se la Grecia decidesse di adottare la linea dura, potrebbe attuare un default del debito e un ritorno alla dracma. A quel punto, però, si aprirebbero questioni da non sottovalutare. Bisognerebbe far fronte a un decremento delle importazioni e, dunque, a un consistente aumento di deficit verso l’estero. E ciò avrebbe ripercussioni su tutti i paesi del sud Europa e metterebbe in grave difficoltà la moneta unica.

Dunque, non è escluso che oggi arrivino segnali di apertura soprattutto da Drgahi. Anche perché, come sottolineato da Emiliano Brancaccio, nessuno potrà rimproverare ad Atene di non aver fatto i compiti a casa assegnati finora dalla Troika. Tali ricette hanno determinato negli ultimi quattro anni: un aumento della pressione fiscale del 5% rispetto al Pil, una diminuzione della spesa pubblica di un quarto, una caduta dei salari monetari di venti punti percentuali, mentre la disoccupazione giovanile sfiora il 50%.

Infine, aggiungiamo che coloro i quali improvvisamente hanno incominciato a dire che la Grecia non è così importante negli equilibri europei si sbagliano. Atene in questo momento è fondamentale e, se non si vuole porre le basi per la fine di una sogno continentale genuinamente federale, bisognerà tenere conto delle sue richieste. Altrimenti si andrà incontro ad un ulteriore indebolimento economico di tutti i paesi europei e conseguentemente la Ue finirà per giocare un ruolo in politica estera del tutto marginale, che in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo non è per nulla auspicabile.

Il dogma del rigore e del liberoscambismo non bastano a creare un’unione di Stati, adesso servono sussidiarietà e un welfare europeo.

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