Sondaggi politici 2015: boom del Partito Democratico e di Matteo Renzi

Secondo i sondaggi politici Emg, l’elezione del presidente della Repubblica fa bene al Pd e al premier.

Si attendevano con parecchia curiosità i sondaggi politici di questa settimana, per capire se – dopo settimane di stasi e movimenti minimi – l’elezione del nuovo presidente della Repubblica avrebbe portato qualche scossone a uno scenario politico piuttosto piatto. E in effetti le attese non hanno deluso i sondaggisti, visto che per la prima volta da parecchio tempo si registrano spostamenti importanti e anche inversioni di tendenza. La più importante è quella che riguarda il Partito Democratico, che viene premiato dall'”operazione Mattarella” e conquista nuovi consensi, così come fa il premier Matteo Renzi, il vero vincitore della settimana (anche se non è ancora chiaro quali saranno le ripercussioni sul governo).

Il Partito Democratico cresce di quasi un punto e mezzo e arriva fino al 36,6%. Una grossa inversione di tendenza che però è legata a un evento isolato e potrebbe quindi durare ben poco. Significativo è però il fatto che assieme al Pd cresca anche Sel (dal 4,6 al 4,9%), rafforzando quindi il campo del centrosinistra che fu (e di cui sono ignoti i destini futuri). Nel centrodestra invece smette di crescere la Lega Nord di Matteo Salvini, che rimane stabile al 14,9% e che potrebbe forse aver raggiunto il suo massimo fisiologico come partito ormai connotato come di estrema destra. Forza Italia aggrava ulteriormente la sua crisi arrivando fino al 13,1% e perdendo quasi un punto rispetto alla settimana scorsa. La “sconfitta” nelle trattative per il presidente della Repubblica e l’ulteriore spaccatura all’interno del partito non ha certo giovato.


Sondaggi politici 3 febbraio 2015


Male anche il Movimento 5 Stelle, che passa dal 20,8 al 19,7% in una sola settimana. Un brusco calo, probabilmente determinato dalle nuove spaccature che ci sono state nel gruppo parlamentare (sono ormai una quarantina deputati e senatori M5S che hanno dato l’addio) e in cui ha probabilmente pesato anche la totale irrilevanza nel gioco del Quirinale; laddove invece, nel 2013, il M5S era stato in grado di mettere in seria difficoltà gli altri partiti concentrando su di sé buona parte dell’attenzione mediatica.

Buona notizie anche per Matteo Renzi in persona, il cui indice di gradimento riprende a salire e passa dal 31 al 34%. Una crescita netta, anche se per tornare ai livelli post-elezioni europee la strada è ancora lunghissima. Tutti gli altri leader sono stabili o perdono un punto, con la sola eccezione di Nichi Vendola, che guadagna un punto percentuale e arriva a 10.