Giappone: Pacifisti protestano contro Abe dopo la morte di Goto

I pacifisti protestano dopo l’uccisione del reporter nipponico da parte dell’Isis. A spaventare il Giappone è la nuova politica estera del premier Abe, che vuole mettersi alle spalle la Costituzione pacifista del 1947

Dopo l’uccisione del contractor Haruna Yukawa e del reporter Kenji Goto, i pacifisti scendono in piazza per protestare contro il premier Shinzo Abe. A muovere l’indignazione collettiva certamente è stato il fallimento del governo, che non ha saputo trovare un canale diplomatico per la liberazione dei due nipponici, ma anche il radicale cambio di rotta che Tokyo ha impresso alla sua politica estera e di difesa nell’ultimo periodo.

Mainichi Shimbun, uno dei più importanti quotidiani del Sol Levanti, conclude così il suo editoriale sull’uccisione di Goto da parte dei miliziani dell’Isis: “Non viviamo più in un mondo nel quale possiamo dirci al sicuro solo perché siamo giapponesi“. E il giornale si riferisce chiaramente alla scelta di Abe di modificare la Costituzione pacifista del 1947.

Tale opzione implica che il Giappone, a differenza che in passato, potrà compiere azioni militari anche non in presenza di una minaccia diretta. Cosa, questa, che ha fatto molto discutere, ma che non ha impedito al premier di rivincere le elezioni. Abe, in questo modo, tenta di saldare i suoi rapporti con gli Stati Uniti in chiave anti-cinese. Ricordiamo a tale riguardo che i rapporti di Tokyo con Pechino si sono fatti sempre più tesi nell’ultimo anno, anche per la questione delle isolette di Senkaku (Diaoyu in cinese).

Così i pacifisti, che non hanno mai gradito la svolta “bellicosa” del governo, hanno colto l’occasione per far sentire la propria voce. E a loro si sono uniti tutti quei cittadini che fino a qualche tempo fa non avrebbero mai temuto di ritrovarsi la Jihad in casa. Inoltre, alla folla, che la scorsa notte si è radunata sotto l’abitazione del Primo Ministro, non va proprio giù la proposta lanciata dal governo negli ultimi giorni: ovvero di inviare in missione i soldati giapponesi per tentare di salvare i suoi cittadini all’estero.

Per i pacifisti, Tokyo dovrebbe tornare alla politica di non ingerenza. Il problema, però, è che frequentemente sulle questioni internazionali questo approccio ha celato una sorta di “ipocrisia”. Ciò è stato determinato dal fatto che il Giappone, in passato, ha messo in campo la sua diplomazia solo per espandere i propri interessi economici. La sua sicurezza militare, invece, è stata affidata a Washington. Tale “compromesso” negli Stati Uniti, a quasi settant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, che si concluse tragicamente con le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, ora pare non essere più accettabile. E d’altro canto ad Abe sta benissimo così, visto che sogna un nuovo protagonismo nell’area est-asiatica del suo paese.

E’ in questo quadro che vanno lette le sue ultime dichiarazioni, all’indomani della diffusione del video che mostra la decapitazione di Goto: “Il Giappone non potrà mai cedere ai terroristi. Garantiremo la sicurezza dei cittadini giapponesi con uno sforzo unitario“.

Intanto la madre del reporter, Junko Ishido, che più volte si era rivolta ad Abe per trovare una soluzione alla questione di suo figlio, ha dichiarato di “essere sconvolta“. Ed ha aggiunto: “voglio che la gente capisca bontà e coraggio di mio figlio“. La donna ha anche più volte ribadito che Goto non ha mai coltivato sentimenti anti-islamici.

La comunità islamica giapponese, per parte sua, le ha manifestato piena solidarietà. Alla moschea Masjid a Toshima, quartiere di Tokyo, Haroon Qureshi, segretario di Japan Islamic Trust, ha espresso dolore per l’uccisione del reporter: “è contraria al Corano uccidere una persona è uccidere l’umanità“. Ed ha anche aggiunto di aver provato ad aprire canali di dialogo in Siria. Ma i suoi sforzi sono stati vani.

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