Renzi, con Mattarella al Colle meno annunci più sostanza?

La botta da smaltire, per Silvio Berlusconi e i suoi, è dura tant’è che il Giornale apre il fuoco ad alzo zero contro Matteo Renzi, tacciato di “tradimento”. Con il diccì “mai pentito” Sergio Mattarella al Colle, il patto del Nazareno, se non dato alle fiamme viene riposto in un remoto cassetto, riportando a zero le quotazioni del capo di Forza Italia, alla deriva.

Tocca al mite Graziano Del Rio gettare acqua sul fuoco, avvertendo la sinistra Pd e rassicurare l’ex Cav: “ Non esiste alcun metodo Quirinale, su Italicum e riforme non cambia nulla”: ma è come gettare sale sulle ferite perché i “ribelli” piddì si sentono ringalluzzati (Bersani: “L’elezione di Mattarella, un colpetto al patto del Nazareno. Legge elettorale e Jobs Act, possibili correzioni”) e i berlusconiani doc vagano tramortiti, come pugnalati alla schiena.

Mentre Mattarella lancia il primo appello politico: “Ricucirò gli strappi del Paese”, la tela politica – già sfibrata – rischia di sfilacciarsi oltremodo. Tant’è che l’altro “sconfitto”, il centrista Alfano, torna a sbattere le ali piegate: “Ora faremo sentire la nostra voce”.

Renzi, messo nel sacco l’uovo d’oro dell’operazione Quirinale, osserva e tace, pronto a giocare sulle debolezze altrui, usando a proprio uso e consumo le nuove “tre maggioranze” a disposizione.

Adesso, nudo e crudo, c’è Berlusconi, con il centro-destra in pieno deserto, privo di leadership, identità, progetto e programma politico. Se Renzi scegliesse le elezioni anticipate a maggio, per il partito di Berlusconi e i suoi alleati sarebbe un disastro, un “cappotto” del Pd dentro un bicchier d’acqua, con un astensionismo storico.

Ecco il punto: la brezza della novità del “galantuomo” Mattarella al Colle può davvero tramutarsi in forte vento di cambiamento per gli italiani ostili al Palazzo (ai suoi uomini, ai suoi giochi, ai suoi rivoltanti privilegi) e riportarli alla partecipazione, quanto meno alle urne? Nessuna riforma ridà fiato al Paese martoriato da anni di crisi e di malapolitica senza un nuovo rapporto di fiducia fra chi amministra e governa e chi è amministrato e governato.

L’assenteismo alle urne di oltre il 50 per cento è il termometro che segna la febbre di un male che non si cura con battute e colpi di scena ma con fatti concreti che convincono i cittadini che l’Italia “cambia verso”.

Bisogna far crescere l’economia, portare la burocrazia e il mercato del lavoro al passo dei tempi, ripulire gli angoli di vecchie e nuove incrostazioni, suonare le campane della rinascita con tutti ai remi. Basta un “signore” come Mattarella per dare il giusto segnale agli italiani, all’Europa, al mondo intero?

I dubbi restano: con un Berlusconi incarognito, un centro-destra cerca posti e poco più, una sinistra dispersa, un M5S inutile, un parlamento di nominati, con un premier-segretario al bivio fra diventare un leader-statista o un reuccio mignon dedito a rimirarsi nello specchio delle occasioni perdute. Un anno di governo Renzi è passato fra cinguettii su Twitter, facilonerie, approssimazioni, gaffes: con Mattarella presidente sarà difficile proseguire così.

Volente o nolente, con Mattarella, adesso Renzi dovrà cambiare registro. E in fretta.

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