Perché la Germania teme la vittoria di Syriza e la svolta della Bce

La vittoria di Syriza potrebbe creare un fronte comune nel sud Europa contro gli interessi tedeschi. Proviamo ad esaminare tutte le paure che agitano la Germania in questo momento

Due sono i fattori che in questo momento spaventano non poco la Germania: la vittoria di Syriza in Grecia e il varo del quantitative easing da parte della Bce. La classe dirigente tedesca non manca occasione per ribadire il proprio disappunto per quanto accaduto e ora teme di dover pagare un conto troppo alto. E ciò potrebbe verificarsi ancor di più se Alexis Tsipras riuscisse a stimolare una correzione di linea sulle politiche di rigore, da parte del governo francese e quello italiano, e se in Spagna si affermasse Podemos alle prossime elezioni politiche.

Appare ormai chiaro che la Germania, trovandosi a giocare il ruolo di paese guida dell’Unione Europea, si sia arroccata eccessivamente sulle sue posizioni, sottovalutando le conseguenze della sua rigidità. Inoltre, le ultime prese di posizione del ministro della finanze Wolfgang Schauble e della Cancelliera Angela Merkel, contro i propositi del nuovo esecutivo greco, palesano più un sintomo di debolezza che una dimostrazione di forza.

Berlino ha usato l’inflazione per “svalutare” l’euro a danno dei paesi del sud Europa. In questo modo, si è assicurata un aumento delle esportazioni e un costante incremento di Pil. Tutto ciò mentre, in Grecia, le ricette della Troika hanno prodotto il risultato di far arrivare il debito pubblico al 175% del Pil (e il Pil nominale, quello calcolato in euro, è sceso). Questa cifra va poi messe in relazione ai numeri più drammatici dell’economia reale ellenica: 27% della disoccupazione totale e 50% di quella giovanile. E come se non bastasse la logica dell’austerity prevede che Atene debba mantenere un surplus primario di bilancio intorno al 4,5% per almeno una generazione, che tradotto vuol dire un ulteriore ed in inevitabile impoverimento del paese.

Con ciò non vogliamo dire che Syriza riuscirà nella sua impresa e che in tasca abbia la ricetta giusta. Se la sinistra ellenica chiederà solo una diluizione del debito, Merkel suo malgrado, potrebbe accettare. Ma pare non essere questo l’obiettivo di Tsipras, anche perché risolverebbe ben poco. Invece, se la proposta di Atene sulla ristrutturazione del debito sarà quella di un congelamento temporaneo dei titoli di stato, concordando, a fronte di tassi di interessi più rigidi, una svalutazione unilaterale del valore degli stessi titoli, allora la questione è ben diversa.

A ciò, poi, Syriza dovrebbe aggiungere una revisione della politica fiscale e la battaglia per un piano sul lavoro europeo di matrice keynesiana. Ovviamente questo tipo di approccio sarebbe fortemente sgradito alla Germania e all’estabilshment finanziario e non è escluso che si vada ad un muro contro muro, che alla lunga finirebbe per produrre danni anche in Germania. Ma per il momento è presto per fare previsioni perché Atene dovrà trovare alleati europei se vuole condurre una battaglia di tale portata.

Per quanto riguarda il QE predisposto da Draghi, evidenziamo che le autorità tedesche ce la stanno mettendo tutta per delegittimarlo sulla stampa. Merkel ha detto che è stato varato “nel momento sbagliato“, mentre il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha dichiarato in un’intervista a Bild che “con il nuovo programma le banche centrali del sistema Bce diventeranno tra i principali creditori della zona euro. Questo comporta il rischio che le politiche di consolidamento fiscale vengano messe da parte e potrebbe aumentare il pressing su di noi per mantenere i costi di finanziamento bassi per un lungo periodo di tempo”.

Tuttavia, Berlino, è il segreto di pulcinella, ha accettato proprio in virtù dei rischi che corrono le banche centrali nazionali: l’80% del rischio dell’ acquisto di bond sovrani e privati graverà proprio su tali istituti. Mentre solo il 20% è a carico del Fondo Salva Stati. Fosse stato per Merkel non avrebbe accettato nemmeno questo accordo, ma alla fine una Germania meno forte di un tempo è dovuta scendere a compromessi.

Il rischio che molti temono in Germania non è tanto la svolta della Bce in sé, ma il fatto che non potrebbe bastare. Per questo motivo, in molti ritengono che non bisognava offrire il fianco ad un primo cedimento perché se i Pigs si svegliano potrebbero volere molto di più. E a spiegarci perché questa non è affatto un’opzione da scartare è Emiliano Brancaccio e Giuseppe Fontana sul Financial Times Per gli economisti, certificato che l’obiettivo è quello portare l’inflazione in prossimità del 2% e non quello di di favorire l’occupazione, il punto non è se il QE funzionerà:

“Il problema è che anche una eventuale convergenza verso il primo obiettivo non implicherebbe automaticamente il conseguimento degli altri due. L’inflazione media dell’eurozona nel 2014 è stata dello 0,4 percento e oggi le aspettative del mercato sull’inflazione media a cinque e a dieci anni sono, rispettivamente, dello 0,3 percento e dello 0,9 percento. Stando alla BCE, il QE ‘funzionerà’ se riuscirà a condurre l’inflazione attesa ed effettiva verso l’obiettivo prefissato, indipendentemente da ciò che potrà accadere al tasso di crescita o al tasso di occupazione dell’eurozona. Questo non è esattamente ciò che tanti in Europa si augurano quando pensano a una politica macroeconomica di successo”

Altro fatto che sta spaventando i tedeschi, e di cui si parla troppo poco, è che un cambio di direzione della Ue possa mettere in discussione il suo sistema bancario pubblico e locale, che offre più dell’80% del credito alle imprese e ai lavoratori autonomi. Tale sistema è costituito da LandesBanken regionali, Casse di risparmio locali, Cooperative, controllate dai governi locali, ma che vantano anche partecipazioni di dipendenti e associazioni di categorie.

La Germania insiste affinché questi piccoli istituti rimangano fuori dalla supervisione europea, pur rappresentando quasi il 50% del sistema bancario teutonico. Molti di questi enti non se la passano bene e la natura dei loro titoli e crediti rimane un grande “mistero”.

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