Quirinale: Mattarella al Colle, Renzi sugli altari, Berlusconi nella polvere?

C’è chi lo chiama “Sergiuzzo” e lo considera un grigio notabile dicì inchiodato alla poltrona, anzi, sempre a rullare sui gradini della scalata del potere.

Oggi, comunque vada, è la giornata di Sergio Mattarella, fors’anche di più la giornata di Matteo Renzi, capace di mettere a segno il primo vero colpo grosso da quando siede sulla poltrona di Palazzo Chigi.

Dunque, Mattarella sul Colle, Renzi sugli altari, Berlusconi nella polvere? Mai dire mai, anche se i margini dei franchi tiratori, specie nel Pd, si sono fatti davvero molto stretti.

Un fatto è certo, a forza di spingere sulla rottamazione ci si è ritrovati con tre candidati forti per il Colle (Mattarella, Amato, Casini) tutti espressione della prima Repubblica, Matterella e Casini ex Dc, Amato ex Psi che paga ancora – come già nel 2006 con l’elezione di Napolitano – la sua provenienza partitica. Un pregiudizio contro la tradizione laica e socialista e un avallo per la tradizione cattolica e democristiana? E Berlusconi, si sa, pone il veto su un ex comunista e su un ex cattocomunista, preferendo Amato.

Scrive il direttore dell’Avanti Mauro Del Bue: “ Sembra di essere tornati d’incanto alla cosiddetta prima Repubblica. Si attribuiscono etichette che parevano superate, divenendo, queste, elemento fondamentale di preferenze o di contrasto”.

Oggi i fatti confermeranno che la sinistra (alias Pd) punta sempre sui democristiani e non sui socialisti. Pertini è l’eccezione che conferma la regola. “Non a casa – ribatte Del Bue – nelle sezioni piddine si snodano a bizzeffe foto di Berlinguer e di Moro. No, al cuore non si comanda …”.

E comunque, se stamattina il diccì doc Mattarella ce la fa, è un ritorno della prima Repubblica, con la seconda incapace di proporre un suo uomo credibile e sostenibile. Ne approfitta l’ex ministro scudocrociato, il sempre attendo Cirino Pomicino: “ È la testimonianza dello scempio disastroso compiuto nel 1992-1993, quando fu distrutta una classe dirigente che aveva al proprio interno realtà e protagonisti di alto livello e robustezza politico-istituzionale. Una valida sconfessione della “goliardia della Rottamazione”.

Come dargli torto? Adesso, fatti gli scongiuri, la domanda è chi sarà e come sarà Mattarella presidente della Repubblica italiana?

Lasciamo rispondere Pomicino, dato che lo conosce bene, collega di partito e di governo: “Il futuro inquilino del Quirinale troverà nello scenario politico-elettorale un premier “proprietario del partito di maggioranza assoluta” grazie al nuovo meccanismo di voto. Un Presidente del Consiglio “padrone dell’Aula parlamentare e del governo”. Tutto ciò muta la qualità dell’azione del capo dello Stato. Fino a ieri il Presidente della Repubblica è stato un “notaio” tra governo e Parlamento entrambi sovrani. Adesso i due organi costituzionali si concentreranno in un’unica figura. E il capo dello Stato dovrà divenire un contrappeso istituzionale del premier”.

Ecco. Forse Renzi issa troppo presto la bandiera del Colle come fosse sua. Per Matteo sarà vera vittoria o la classica vittoria di Pirro?