Sport&Comunicazione – L’Italrugby vince e la stampa calciofila parte all’attacco

E’ un riflesso condizionato. Successe nel novembre 2009, quando la palla ovale profanò il tempio di San Siro, portando oltre 80.000 persone pacificamente e sportivamente allo stadio. Succede oggi, quando l’Italrugby compie il miracolo, batte la grande Francia e ottiene la meritata visibilità. Certa stampa, calciofila e ignorante (nel senso che ignora il rugby), parte

E’ un riflesso condizionato. Successe nel novembre 2009, quando la palla ovale profanò il tempio di San Siro, portando oltre 80.000 persone pacificamente e sportivamente allo stadio. Succede oggi, quando l’Italrugby compie il miracolo, batte la grande Francia e ottiene la meritata visibilità. Certa stampa, calciofila e ignorante (nel senso che ignora il rugby), parte all’attacco di Ovalia, come un cane di Pavlov con la rabbia, terrorizzata che il successo sportivo possa offuscare il dominio tondo sui media.

E’ apparso ieri, ma l’ho scoperto solo oggi grazie all’amico Paolo Wilhelm e al suo Grillotalpa, sul sito de Il Sole 24 ore. Un articolo a firma Carlo Genta dall’eloquente titolo: “Il catenaccio vincente dell’ antirugby italiano che conquista spazi e tributi più del calcio”.
E l’attacco è anche peggiore: “Giù le mani dalla Nazionale ovale. E chi la tocca, peste lo colga. Lasciateci sputare il rospo che ci chiude la gola prima di passare ad altro. Non si finisce mai di restare sorpresi davanti a questo mistero gaudioso. Siamo uno strano e litigioso Paese e lo sport è uno degli specchi più trasversali, dunque fedeli. Allora capita che ci si senta quasi in dovere di levare la pelle a qualunque nostra Nazionale, perfino quando vince, ma quella di rugby guai! Diritto di critica abolito, bravi e belli sempre”. Forse Genta non legge la stampa cartacea e web specializzata di rugby. Diritto di critica abolito? Bravi e belli sempre? Forse sta parlando di certe schifezze tonde di cui mai si deve parlare, non certo di Ovalia, dove negli ultimi anni le critiche, anche pesanti, alla Nazionale, a Nick Mallett, alla Federazione e a Dondi si sono levate. Eccome.
“Figuratevi ora che si è vinto con mezza Francia, spocchiosa, spompata e svogliata”. Certo, quando il nemico vince la cosa migliore è offuscarne il successo mostrando come fosse l’avversario non all’altezza. “Questa Italia invece gioca un fior di catenaccio ovale. […] Però non si può dire che l’Italia gioca un anti-rugby in piena regola, altrimenti si finisce sul rogo. Dato che alla pelle ci teniamo, limitiamoci a pensarlo e nel frattempo vinciamo una volta a ogni morte di Papa. Mentre la nostra Nazionale, la più perdente dello sport italiano, conquista spazi mediatici che tutti gli altri – calcio escluso – se li sognano”. Anche qui, mi scusi caro Genta, ma di polemiche e di critiche sul gioco azzurro si sono scritte pagine e pagine, sia cartacee sia virtuali. Spazi mediatici? Si guardi i telegiornali di sabato sera e mi dica dove ha visto questi spazi!
“Adesso, battuta la Francia, siamo a posto per i prossimi due anni: possiamo serenamente tornare a perdere come niente fosse, mentre la Federazioni incassa fior di soldoni (che anche qui gli altri se li sognano) con il ricchissimo Sei Nazioni e il movimento dei club litiga all’interno del minuscolo e deserto cortile di casa e ad ogni sabato di Coppe raccontiamo ormai senza nemmeno più imbarazzo un rosario di sconfitte. Botte e gol da tutti”. Ok, lei ignora il rugby quindi non le si può fare una colpa se non sa che da un anno siamo entrati in Celtic League e, quindi, il cortile di casa si è allargato. Ma… “Botte e gol”??? Per favore, caro collega, da noi si fanno mete, non si segnano gol!
“Ma guai a sollevare obiezioni, altrimenti lo sportivissimo pubblico del rugby – o almeno una piccola parte di esso – si imbestialisce e diventa più velenoso di un branco di juventini sfrucugliati su Calciopoli. Il rugby è uno sport meraviglioso e tutti i bambini e le bambine dovrebbero per legge provarlo almeno una volta nella vita. Ma la domanda resta: puoi avere un successo pazzesco vincendo 8 partite in 11 anni? A quanto pare sì, in questo caso. Tutti gli altri se ne facciano una ragione”. A partire dal collega Genta che, a quanto pare, non riesce a farsene una ragione.