Chi vota per il presidente della Repubblica? I gruppi parlamentari e i grandi elettori regionali

Come si compongono i gruppi parlamentari che decideranno il nuovo presidente della Repubblica e cosa possono fare per mettere in difficoltà l’asse Renzi-Berlusconi.

di andreas

Dopo giorni di convulso toto Quirinale, ci siamo. A partire da giovedì inizieranno ufficialmente le grandi manovre, quelle che si tengono direttamente in aula, per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Finora ci sono solo alcuni punti fermi: il patto del Nazareno è pienamente in vigore e probabilmente sarà attraverso quel canale che il nome sarà scelto; l’attenzione quindi si sposta sui numeri dei franchi tiratori (ovvero coloro i quali votano senza rispettare le indicazioni di partito) e alle possibili unioni di gruppi diversi per provare a mettere in difficoltà i candidati “nazareni”.

Per prima cosa, quindi, vediamo come si compongono i mille e passa che decideranno dell’elezione del presidente della Repubblica, senza fare distinzioni tra Camera e Senato che tanto in questa occasione non conta. In totale gli elettori del presidente della Repubblica sono 1009 (630 deputati, 315 senatori, 58 delegati regionali, 6 senatori a vita), per il meccanismo con cui si elegge il capo dello Stato, il primo quorum necessita dei due terzi, ovvero 672 voti, dalla quarta votazione in poi basta la maggioranza semplice di 505. Ragion per cui Renzi, con scarso tatto istituzionale, ha fatto sapere che il capo dello Stato si eleggerà dalla quarta votazione in poi, e nelle prime tre probabilmente si andrà di scheda bianca.

Come si compongono i gruppi?

    Partito Democratico: 445 elettori (305 + 140)
    Forza Italia: 143 elettori
    Movimento 5 Stelle: 127 elettori
    Ncd+Udc: 77 elettori
    Lega Nord: 39 elettori
    Ex M5S: 36 elettori
    Sel: 34 elettori
    Scelta Civica: 32 elettori
    Autonomie, Psi, Pli: 31 elettori
    Grandi autonomie: 15 elettori
    Per l’Italia: 13 elettori
    Fratelli d’Italia: 9 elettori
    Altri: 7 parlamentari

Questi numeri tengono già conto degli elettori regionali, che sono un totale di 58 e di cui ben 30 fanno parte del Partito Democratico. È evidente quindi come il pallino ce l’abbia il Partito Democratico, cui mancano solo 60 voti per raggiungere la maggioranza assoluta e che con qualche appoggio potrebbe eleggere il presidente della Repubblica praticamente da solo. Potrebbe, ma solo in linea teorica, visto che al suo interno il Pd è spaccato e andrebbe, a sua volta, così diviso: 305 renziani, 140 appartenenti alla minoranza Pd. Ipotizziamo, ma non è detto che le cose vadano così, che renziani e minoranza agiscano come due partiti avversari e vediamo come potrebbero andare le cose.

I numeri di Renzi e Berlusconi. Per eleggere il presidente della Repubblica, i leader di Pd e Forza Italia hanno bisogno di essere certi di poter contare su numeri che vadano oltre i dissidenti del Partito Democratico (senza tenere conto dell’incognita dei dissidenti di FI). I numeri, comunque, ci sono: renziani, più Forza Italia, più Ncd-Udc (525) sono sulla carta sufficienti per eleggere il capo dello Stato, senza troppo preoccuparsi dei dissidenti. Se poi ci si aggiungono gruppi non-ostili al patto del Nazareno (come Scelta Civica, Grandi Autonomie, Per l’Italia e altri ancora) si vede come non dovrebbe essere compito troppo arduo per Renzi e Berlusconi eleggere il nuovo presidente. Il più, sta nel trovare un accordo tra di loro.

L’asse degli anti-nazareni. A mettere in difficoltà Renzi e Berlusconi, fondamentalmente, potrebbe essere soltanto un nome che metta assieme tutte le forze anti-patto del Nazareno. E cioè dissidenti Pd – M5S – Sel. Uniti, tutti costoro raggiungono solamente quota 300. Molto lontani quindi dal quorum. Per questa ragione si sta cercando di mettere in difficoltà il Partito Democratico, probabilmente attraverso la candidatura di Romano Prodi, che infatti potrebbe essere scelta dal Movimento 5 Stelle con le sue quirinarie. Su Prodi, partendo da una base di 300 voti, potrebbero arrivare i voti anche di una seconda parte importante del Partito Democratico. Si dice che potrebbero arriverebbero anche i voti degli ex del M5S e probabilmente di altri ancora non ostili, anzi, al Professore (in primis Scelta Civica, ma non solo). Il problema, però, è che l’elezione di Prodi farebbe saltare il patto del Nazareno con conseguenze imprevedibili sulla legislatura. E non è detto che così tanti abbiano voglia di mettere in gioco la poltrona.

Pd senza Forza Italia – Ovviamente il Pd potrebbe agevolmente eleggersi un capo dello Stato senza l’appoggio di Forza Italia, trovando un nome che metta d’accordo tutto il Partito Democratico e che ottenga l’appoggio di Sel e degli Ex M5S. Un compito che non sembra difficile, ma che sarebbe fortemente esposto ai franchi tiratori e comunque non sembra la strada che Renzi ha intenzione di seguire.

camera

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