Affari italiani – Padova vende un campo per pagare la crisi… del rugby

Se pensi all’ovale uno dei primi voli che la mente fa arriva a Padova, culla del Petrarca e di tantissimi campioni del passato e del presente. E se pensi a Padova non puoi non pensare al Centro Geremia, una struttura come nessuna si può trovare in Italia e che è stata, e dovrebbe essere ancor

Se pensi all’ovale uno dei primi voli che la mente fa arriva a Padova, culla del Petrarca e di tantissimi campioni del passato e del presente. E se pensi a Padova non puoi non pensare al Centro Geremia, una struttura come nessuna si può trovare in Italia e che è stata, e dovrebbe essere ancor oggi, vanto di una società che ha fatto la storia del rugby italiano. Ma da qualche settimana, purtroppo, il Centro Geremia è monco, è stato stuprato della sua integrità. Il Petrarca Padova, infatti, ha venduto un campo per fare cassa. E pagare la crisi. Economica? No, del rugby.

Il campo numero 5, quello più lontano, quello che gli amici petrarchini mi raccontano essere quello che si scorgeva “là in fondo, isolato forse, ma pieno di vita” ora non c’è più. O, peggio, c’è ancora. Ma come potete vedere nella foto qui sopra è chiuso da un triste recinto provvisorio, dietro al quale resistono le H ovali, ma che di ovale non ha più nulla. La società l’ha venduto per raggranellare qualche spicciolo che, di questi tempi, è manna dal cielo. Il Petrarca Padova paga scelte societarie che nel corso degli ultimi anni hanno fatto svuotare le casse, obbligando la squadra a puntare sul vivaio non per scelta, ma per necessità. Il Petrarca Padova paga l’incapacità veneta di fare squadra, una scelta che ha visto e vede le realtà più importanti correre da sole, litigandosi gli spazi mediatici e gli sponsor, in nome di una nobilissima rivalità storica, ma ciechi di fronte alle necessità dell’immediato.Ma il Petrarca Padova è anche, e soprattutto, l’emblema di quel fallimento federale che ha vissuto alla luce azzurra della nazionale e che ora cerca di nascondere la polvere sotto il tappeto celtico, ma che da anni lascia morire il movimento, senza idee, o con idee sbagliate. Ma, ancora una volta, la colpa è dei club che da anni lo permettono, che miopi accettano l’elemosina e le promesse di Dondi e dei suoi adepti ridando fiducia a chi, nel chiuso delle club house incolpano di tutti i mali. A Padova un pezzetto di storia è stato venduto. Non è giunto il momento di cambiare rotta a questa nave allo sbando?