Elezioni Grecia 2015, Tsipras ha vinto: cosa succede adesso?

Cosa succede e cosa cambia in Grecia e in Europa dopo la vittoria di Tsipras nelle elezioni.

Le elezioni in Grecia hanno sancito la vittoria di Alexis Tsipras e di Syriza, a cui manca per un soffio la maggioranza assoluta ma che non dovrebbe avere problemi a formare un’alleanza di governo. La domanda che però adesso tutti si pongono è: che cosa succederà in Grecia e quali saranno le ripercussioni in Europa? Un primo dato l’ha fornito lo stesso leader greco nel suo discorso della vittoria: “La troika è una cosa del passato”.

Parole fortissime che avranno fatto sobbalzare qualcuno a Francoforte, Bruxelles e Berlino, per quanto attese. Il problema adesso è infatti capire come trovare un compromesso e come evitare che le borse di tutta Europa crollino per il timore di una disgregazione dell’Europa, di uno scontro interno al vecchio continente dalle conseguenze imprevedibili e che potrebbe convincere gli altri paesi mediterranei (Spagna, Italia ma anche Francia) a scendere sul sentiero di guerra anti-austerità. Il timore, inoltre, è che la speculazione finanziaria fiuti la debolezza e torni ad attaccare i mitologici “mercati”. Vediamo però, per prima cosa, che cosa cambia in Grecia.

Gli elettori greci, probabilmente, non si attendono che Tsipras mantenga tutte le promesse fatte in campagna elettorale, ma è chiaro che l’inversione di tendenza dopo anni di cure draconiane ci sarà comunque e sarà netta: innalzamento di salari minimi e pensioni, blocco delle privatizzazioni e dei licenziamenti nel pubblico impiego, elettricità gratis per le famiglie più povere, investimenti pubblici per creare 300mila posti di lavori e tutta una serie di misure espansive che vanno in direzione contraria rispetto a quanto imposto per cinque lunghi anni dalla troika alla Grecia, che sta rimettendo i suoi conti in ordine ma si trova in una situazione socio-economica disperata. In tutto questo, Tsipras chiede anche un taglio significativo dei debiti che la Grecia ha contratto in questi anni.

Questo, quindi, potrebbe essere il nuovo corso della Grecia. Per farla breve, investimenti per rilanciare occupazione ed economia, finanziati con la lotta all’evasione fiscale, una patrimoniale sugli immobili di lusso e con il fondo salva-banche. Un programma chiaro e, ovviamente, legittimo, non fosse che l’Europa ha ancora il coltello dalla parte del manico: entro la fine di febbraio va trovato l’accordo per sbloccare l’ultima tranche di prestiti da 7 miliardi. In origine, per sbloccare questo versamento, la troika chiedeva ulteriori misure drastiche: innalzamanto dell’età pensionabile, aumento dell’Iva sul turismo, maggiore flessibilità nei licenziamenti collettivi e altro ancora.

È evidente che Tsipras non potrà mai accettare misure del genere, che sono l’esatto contrario di quanto promesso in campagna elettorale. Ed è qui che si aprirà un contenzioso durissimo tra Grecia ed Europa, che potrebbe mettere a dura prova la volonta di Bruxelles di “lavorare con chiunque vinca, anche con Tsipras”. Se l’Europa puntasse i piedi decidendo di non versare i 7 miliardi e di non attivare il quantitative easing in favore della Grecia, ecco che il rischio default si farebbe elevatissimo. Ma Tsipras non chiede solo l’addio all’austerity, chiede anche un taglio del debito greco. Su questo aspetto, in verità, il compromesso sarà probabilmente più facile da raggiungere e già si intravede la forma che potrebbe prendere: un allungamento dei termini per i rimborsi (si parla di decine di anni), con la possibilità che vengano ridotti i tassi d’interesse e in qualche modo resi proporzionali all’andamento dell’economia greca, che meglio va e più paga. O magari accettando una moratoria sul pagamento degli interessi del debito pari a 9 miliardi all’anno. Ma per ottenere questo Tsipras deve accettare di far scendere ulteriormente un debito pubblico ormai al 171%.

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