Inaugurazione dell’anno giudiziario 2015. Renzi: “Vogliamo un sistema più veloce e semplice”

Dalla mafia al terrorismo islamico: le relazioni dei presidenti della Corte d’Appello di Milano, Roma, Napoli e Palermo.

Domenica 25 gennaio 2015 – E’ un Matteo Renzi ancora una volta senza freni quello che stamattina ha affidato a Facebook il proprio sfogo dopo la pioggia di polemiche arrivate ieri da più fronti in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2015.

A far scattare l’ira del Premier sono state, in modo particolare, le parole del procuratore generale di Torino Marcello Maddalena, che nel suo lungo discorso ha attaccato tra le altre cose la riduzione delle ferie dei magistrati.

Oggi di nuovo le contestazioni di alcuni magistrati che sfruttano iniziative istituzionali (anno giudiziario) per polemizzare contro il Governo. E mi dispiace molto perché penso che la grande maggioranza dei giudici italiani siano persone per bene, che dedicano la vita a un grande ideale e lo fanno con passione. Ma trovo ridicolo – e lo dico, senza giri di parole – che se hai un mese e mezzo di ferie e ti viene chiesto di rinunciare a qualche giorno, la reazione sia: “Il premier ci vuol far CREPARE di lavoro”.

Renzi ha proseguito snocciolando i soliti buoni propositi per una riforma della Giustizia:

Noi vogliamo solo sentenze rapide, giuste. Vogliamo che i colpevoli di tangenti paghino davvero e finalmente con il carcere ma servono le sentenze, non le indiscrezioni sui giornali. Un Paese civile deve avere una sistema veloce, giusto, imparziale. Per arrivare rapidamente a sentenza, bisogna semplificare, accelerare, eliminare inutili passaggi burocratici, andare come stiamo facendo noi sul processo telematico (così nessuno perde più i faldoni del procedimento come accaduto anche la settimana scorsa). Bisogna anche valorizzare i giudici bravi, dicendo basta allo strapotere delle correnti che oggi sono più forti in magistratura che non nei partiti.

Nel difendere l’operato del suo governo, il Premier conclude:

Noi ci siamo. L’Italia che è la patria del diritto prima che la patria delle ferie, merita un sistema migliore. La memoria dei magistrati che sono morti uccisi dal terrorismo o dalla mafia ci impone di essere seri e rigorosi. Non vogliamo far “crepare di lavoro” nessuno, ma vogliamo un sistema della giustizia più veloce e più semplice. E, polemiche o non polemiche, passo dopo passo, ci arriveremo.

(function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = “//connect.facebook.net/en_US/all.js#xfbml=1”; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs); }(document, ‘script’, ‘facebook-jssdk’));

Inaugurazione dell’anno giudiziario 2015: “La mafia ha corrotto la politica”

24 gennaio – Arrivano le parole anche dei presidente delle corti d’Appello che stanno celebrando l’inaugurazione dell’anno giudiziario. A Milano ha tenuto la sua relazione Giovanni Canzio: “Presenza e attenzione da parte della giustizia sarà riservata alla prevenzione e repressione di ogni forma di violenza di natura eversiva o terroristica o di matrice fondamentalista, che intenda profittare della portata internazionale di Expo 2015. In vista di Expo 2015 lo Stato è presente e contrasta l’urto sopraffattorio della criminalità mafiosa, garantendo, nonostante la denunciata carenza di risorse nel settore giudiziario, la legalità dell’agire e del vivere civile”. Canzio ha anche definito “inevitabile” l’audizione di Giorgio Napolitano.

A Roma ha invece parlato il presidente della Corte d’Appello Antonio Marini: “Con Mafia Capitale è emerso un sistema di complicità tra politica e criminalità, ampiamente strutturato, capillare e invasivo. C’è anche forte preoccupazione per l’infiltrazione della criminalità organizzata nel mondo del calcio”.

A Napoli la relazione è stata tenuta dal presidente della Corte d’Appello Antonio Bonajuto: “Preoccupa la dinamica delle organizzazioni criminali che, con caratteristiche autoctone e metodi mafiosi, dilagano ormai a macchia d’olio soprattuto nelle aree centro-settentrionali del Paese dove il mondo economico e politico ha palesato un’imprevista permeabilità alle infiltrazioni del crimine organizzato e della delinquenza economica”.

A Palermo il presidente reggente della Corte d’appello Ivan Marino ha invece affrontato il tema del protagonismo dei magistrati: “Va riconosciuto il merito di quelle componenti della cosiddetta società civile che hanno contribuito a far crescere, nelle giovani generazioni, quella cultura antimafiosa che costituisce il vero e permanente antidoto alla diffusione dei comportamenti mafiosi. Ma occorre la dovuta attenzione affinché tale opera non guardi esclusivamente al momento repressivo dell’organizzazione criminale, ovvero sia in favore soltanto della pubblica accusa con, talvolta anche plateali, manifestazioni di protesta nei confronti della giudicante, rea soltanto di avere appunto giudicato in base agli elementi di accusa presenti nel processo, spesso insufficienti. L’alta funzione affidata ai magistrati di applicare la legge assume un carattere di laica sacralità, che immune da ogni atteggiamento di personale protagonismo, non può prescindere del carattere di indipendenza e imparzialità”.

Inaugurazione anno giudiziario: la relazione del presidente Santacroce

Abuso di carcere, giustizia lenta, scontri interni alla magistratura: la relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario

Questa mattina, nell’Aula Magna della Suprema Corte di Cassazione, è stato inaugurato l’anno giudiziario 2015 con la tradizionale cerimonia nel corso della quale il Primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce ha letto la sua relazione di fronte alle più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica escluso).

Santacroce è tornato sulla riforma della giustizia, un’urgenza oramai ventennale che ancora sembra latitare nei provvedimenti del governo e del Parlamento, che si concentra in questa fase sopratutto sulle riforme costituzionali di matrice politica.

“Riformare la giustizia è una delle priorità ineludibili del Paese […] segnali di riattivazione di un progetto riformatore si sono già manifestati, cosa apprezzata anche all’estero […] perché tutto non rimanga una dichiarazione di intenti e si realizzi, occorre che siano garantiti la solidità del quadro politico, un serio dibattito istituzionale e il rifiuto di soluzioni improvvisate. […] Sono restate pressoché inascoltate le reiterate richieste di interventi legislativi che rimedino profondamente le tipologie dei vizi prospettabili in sede di legittimità e definiscano i casi di ricevibilità del ricorso per Cassazione approntando per essi più snelli moduli decisionali”.

ha detto Santacroce, che ha ringraziato Giorgio Napolitano per i 9 anni di Presidenza “imparziale e autorevole”; il Presidente ha poi descritto un quadro giudiziario drammatico, praticamente al collasso: se per ipotesi non venissero più aperti nuovi fascicoli occorrerebbero comunque 3 anni e 4 mesi per sbrigare il lavoro arretrato solo alla Corte di Cassazione.

Santacroce ha inquadrato il piano nazionale in un’ottica di miglioramento grazie al consistente processo di riduzione del contenzioso pendente, che riguarda gli uffici giudiziari di ogni grado: rispetto al 2012 i processi civili pendenti si sono ridotti del 4,2% e del 6,8% nel 2014, attestandosi in questo ultimo anno al numero complessivo di 4.898.745. Gli effetti positivi sulla giustizia civile sono dovuti, secondo Santacroce, alla riduzione delle nuove iscrizioni, che si è manifestata soprattutto nelle corti di appello (-15,1%) e in misura minore nei tribunali e negli uffici dei giudici di pace. Tuttavia, spiega il Presidente di Cassazione, non bastano “riforme a costo zero”: occorrono investimenti in grado di snellire il lavoro delle cancellerie, di infrastrutturare ed informatizzare la macchina giudiziaria italiana.

Sul penale Santacroce ha parlato della durata irragionevole dei processi, focalizzandosi in particolare sull’Appello che fa “da tappo” alla giustizia italiana:

“L’appello è un istituto che risponde a una esigenza fondamentale, che è quella di correggere, ove necessario, l’errore del primo giudice. Eliminare l’appello vorrebbe dire perdere una fetta importante di garanzia”.

Sul sovraffollamento carcerario invece Santacroce usa parole decisamente dure, rivolte sia contro la magistratura (che spesso abusa del carcere nei confronti degli indagati), sia contro la politica, incapace fino ad oggi di adottare provvedimenti realmente concreti per tentare di mettere freno all’emorragia di diritti nel panorama penitenziario italiano:

“Il problema dell’eccesso di carcerazione chiama in causa anche i giudici che non possono limitarsi a sollecitare sempre e comunque l’intervento della politica e del legislatore. E’ necessario che si assumano anche essi la responsabilità di rendere effettivo il principio del ‘minimo sacrificio possibile’ che deve governare ogni intervento, specie giurisdizionale, in tema di libertà personale”.

Parole molto dure, che riprendono i numerosi appelli lanciati da Giorgio Napoletano in materia di carcere e sovraffollamento. Il Presidente di Cassazione ha poi chiosato sulle lotte intestine alla magistatura, riferendosi piuttosto chiaramente allo scontro tra titani che anima la procura di Milano: uno scontro che oramai è al suo epilogo, dopo che il procuratore generale di Cassazione Ciani ha deferito Robledo al Csm accusandolo di aver rivelato atti d’ufficio ad un avvocato.