Renzi tende la mano a Bersani. Riconciliazione o trappola?

La cosiddetta sinistra del Pd si fa forte dei guai altrui, cioè delle due “debolezze” di Renzi e Berlusconi, “costretti” a stare uniti per salvare se stessi, il governo, le riforme, la legislatura.

Senza il Patto del Nazareno il banco salta, andando diritti al voto anticipato, con un “tutti a casa!”, o quasi. Ma chi vuole oggi le elezioni con i sondaggi che danno il Pd in forte calo di consensi e Forza Italia in caduta libera? Per non parare dell’ascesa della Lega di Salvini, della tenuta del M5S di Grillo, dell’ulteriore aumento dell’astensionismo?

In questo quadro, la minoranza anti- renziana del Pd batte un colpo contro l’Italicum in vista del braccio di ferro per l’elezione del nuovo capo dello Stato: ma più che lanciare i tre squilli di tromba per l’assalto decisivo si limita al mugugno, addirittura con Fassina che s’aggancia alla banalità, accusando Renzi di essere stato il capo della fronda dei 101 contro Prodi-Bersani.

Lo stesso Bersani cincischia, con un passo dentro la ditta non più sua e la mano protesa a disegnare un nuovo partito che non c’è. E D’Alema? Si limita a tessere la rivolta, ma sull’acqua.

Scrive Galli della Loggia: “La sinistra Pd si limita ad essere anti-renziana così come era stata anti-berlusconiana. Ma sui grandi temi che interessano il Paese non è in grado di fare proposte politiche di spessore: la sua è solo una lotta di sopravvivenza”.

A dire il vero, la nuova legge elettorale non è una questione di lana caprina. Fatto sta che l’impressione (solo l’impressione?) è che le minoranze alzino ogni polverone possibile per marcare una presenza utile a mantenere la posizione, in altre parole, contare ancora qualcosina per avere da Renzi qualche strapuntino quando si arriverà al dunque e non essere cancellati dall’Italicum.

Sì, ma quando e quale … dunque? I fatti di queste ore – ma chi poteva dubitarlo – dimostra che Renzi aveva visto giusto quando s’abbracciò subito a Berlusconi con il patto del Nazareno: aveva capito bene il caos interno del suo partito. La sinistra Pd, proprio per quel patto rinsaldato anche dalle ultime vicende e ancor più utile per la battaglia del Colle, sa di contare come il due di coppe.

Renzi è forte grazie a Berlusconi, cui concede una fetta di potere. Ma nel segreto dell’urna per il Colle Bersani&C potranno prendersi la rivincita?

Scrive Antonio Polito: “ A questo punto se il capo dello Stato non sarà scelto da Renzi insieme alla minoranza del Pd, bensì soltanto insieme a Berlusconi, nel segreto dell’urna potremmo avere una vera e propria scissione silenziosa, che potrebbe contare anche 150 parlamentari”.

Ecco perché Renzi tende la mano a Bersani per un nome condiviso. La mano amica o l’ennesima trappola? Intanto la base del Pd è sempre più delusa, incerta e sconcertata. Il 17 maggio, alle regionali il cartellino rosso per Renzi?