La confessione di Amanda Knox: volevano un nome

Procede a ritmi serrati la riostruzione di Amanda Knox. Sulla scia di quanto espresso da New York Times la ragazza ha ricostruito in aula la notte dell’interrogatorio, dando una propria versione di quel che era accaduto. A tutti è apparso evidente il suo nervosismo. La ragazza risponde, lucidamente, alle domande del pm Giuliano Mignini che

Procede a ritmi serrati la riostruzione di Amanda Knox. Sulla scia di quanto espresso da New York Times la ragazza ha ricostruito in aula la notte dell’interrogatorio, dando una propria versione di quel che era accaduto.

A tutti è apparso evidente il suo nervosismo. La ragazza risponde, lucidamente, alle domande del pm Giuliano Mignini che le ha chiesto di ricostruire passo dopo passo le fasi dell’interrogatorio in questura così da far luce sui punti poco chiari della vicenda.

Per tutti la necessità è quella di capire. Capire come (e perchè) Amanda sia cadura in contraddizione più volte. Perchè ha fatto il nome di Patrick. Infine perchè durante gli interrogatori abbia assunto un atteggiamento del tutto fuori luogo (mettendosi a fare la ruota in questura).

La linea della ragazza è chiara: mi facevano pressione.

Mi chiedevano di ricordare gli orari di quello che avevo fatto la sera del primo novembre (…) Mi dicevano che non erano convinti di me perché riuscivo a ricordare alcune cose e non altre. (…) se non stai dicendo la verità andremo davanti a un giudice e finirai in carcere per 30 anni perché sei una bugiarda mi dicevano. (…) ricordo l’interprete vicino a me che continuava a ripetermi: forse non ricordi, forse non ricordi…”

Sempre di quella notte Amanda ricorda che l’interrogatorio venne condotto da una poliziotta dai lunghi capelli neri. E proprio questa poliziotta sarebbe stata la dona che le prese a scappellotti durante alcune fasi dell’interrogatorio.

Ma come viene fuori il nome di Patrick? Cosa la spinge a fare un nome? Secondo Amanda

Continuavano a ripetermi che, o non volevo parlare perché ero una stupida bugiarda, o perché non ricordavo. Quindi ho fatto il nome di Patrick, ho iniziato a piangere e a immaginare un tipo di scena, con immagini che non concordavano ma che forse avrebbero potuto spiegare la situazione: immaginai la faccia di Patrick, Piazza Grimana, la mia casa, una cosa verde che loro mi hanno detto poteva essere il divano. Allora loro hanno cominciato a ricostruire

Amanda ha poi risposto ad altre domande. Perchè si era messa a fare la ruota. Cosa ricordava di Meredith. La ragazza è apparsa più sicura su questi punti; per lei infatti è ora di andare avanti e proclama una volta di più la sua innocenza. All’avvocato Francesco Maresca, legale di parte civile, che voleva capire come mai la ragazza avesse assunto un atteggiamento assurdo in questura Amanda ha risposto

Ciascuno affronta la tragedia a modo suo. Sono abituata a cercare la normalità nelle situazioni di difficoltà. E’ un modo per sentirmi sicura. Lo so che appaio spensierata, ma sono così

Una giornata sfiancante, con le parti che restano sulle loro posizioni. L’accusa che fa delle contraddizioni il proprio cavallo di battaglia, la difese che punta il dito sulle modalità di interrogatorio.

Resta invece il dolore dei genitori di Meredith Kercher. Quella, al momento, l’unica certezza.

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