Negoziati Usa-Cuba: primo giorno di colloqui dopo il disgelo

E già si registra un primo scontro sulle politiche di immigrazione.

di andreas

Inizia oggi la due giorni di colloqui tra Usa e Cuba a L’Avana, per provare a trasformare in realtà le dichiarazioni d’intenti che sono seguite alla svolta storica nei rapporti dei due stati. Oggi è iniziata “la riunione sul ristabilimento dei rapporti diplomatici”, presieduta dalla vice segretario di stato Usa Roberta Jacobson e da parte cubana dalla responsabile del ministero degli esteri per i rapporti con gli Usa, Josefina Vidal.

Non tutto però sta filando per il verso giusto, visto che già si sono registrate le prime e inevitabili tensioni sul tema dell’immigrazione, che, secondo l’Avana, incoraggiano i cubani a lasciare l’isola per la vicina Florida. Gli Stati Uniti intendono proseguire con il Cuban Adjustment Act, l’atto consente agli esuli cubani che riescono ad arrivare sulla terra ferma di avere il permesso di soggiorno, mentre da parte di Vidal si fa notare come “La politica del ‘piede asciutto-piede bagnato’ è ancora il principale stimolo per l’immigrazione illegale e il traffico di immigrati”.

Dallo storico annuncio sul disgelo delle relazioni diplomatiche bilaterali sono in effetti aumentati gli sbarchi illegali negli Usa. La ragione sta nel fatto che l’avvio dei colloqui e la normalizzazione dei rapporti renderà, in futuro, meno morbida la politica migratoria nei confronti dei cubani che lasciano la loro patria. I colloqui di domani saranno più complessi, poiché verteranno sulla riapertura di un’ambasciata americana a L’Avana e di un’ambasciata cubana a Washington. In generale, comunque, si parla di un’apertura non reciproca, come si legge in un reportage di Repubblica:

Il governo americano vuole bruciare le tappe, ma Raúl Castro non sembra disposto a concedere granché, almeno per ora, né riguardo ai diritti, umani e politici, né sul controllo dello Stato sull’economia. Nonostante le riforme, avviate dopo l’uscita di scena di Fidel Castro nel 2008, le attività private che si possono svolgere sull’isola sono poche e poco importanti: taxisti, barbieri, meccanici. Tutto il resto è proibito e dominato dalla gestione di Stato. L’apertura al mercato è lenta e confusa. (..) Per ora le nuove regole di Obama facilitano i viaggi a Cuba, anche se non quelli “turistici”, e aumentano fino a duemila dollari a trimestre la quantità delle rimesse che i cubani residenti negli Stati Uniti possono inviare ai loro parenti sull’isola. Ma già da qualche tempo circa 70mila statunitensi ogni anno visitano Cuba, molti “triangolando” con uno scalo intermedio in Messico o in Canada per aggirare il divieto, e nel corso del 2015 si prevede che raddoppieranno, protetti dietro la giustificazione di missioni accademiche o umanitarie. Però, oggi, più che l’onda dei turisti, i cubani si attendono dall’America investimenti e commerci.

Nonostante alcune difficoltà, quindi, si sottolinea come “si sta parlando con fluidità e spirito costruttivo, nonostante le differenze su alcuni punti di vista circa il fenomeno migratori”. Simili le dichiarazioni da parte Usa: entrambi le parti continueranno a “lavorare insieme sulle tematiche di mutuo interesse”, ha commentato Alex Lee, del dipartimento di Stato.