Nigeria, elezioni 2015: Goodluck Jonathan specula sul terrore di Boko Haram?

Le elezioni presidenziali nigeriane si avvicinano, mentre Boko Haram sta insanguinando il nord del paese. Goodluck Jonathan potrebbe essere rieletto, ma è lui l’uomo giusto per fermare gli islamisti?

I miliziani di Boko Haram (L’educazione occidentale è vietata) stanno terrorizzando il nord della Nigeria e hanno pericolosamente allargato il loro raggio d’azione al Camerun, al Niger e al Ciad. L’attentato kamikaze, compiuto il 10 gennaio scorso da una bambina al mercato di Maiduguri, è solo l’ultimo spietato crimine di una lunga serie: a partire dal 2010, le violenze perpetuate dagli islamisti sono ormai all’ordine del giorno.

L’Occidente, ancora incerto sulla reazione da adottare contro l’Isis in Medio Oriente, non sembra per il momento interessato ad intervenire in maniera decisa. Il motivo di questo “disimpegno” va forse ricercato nel fatto che in Nigeria, il 14 febbraio prossimo, ci saranno le elezioni presidenziali. Meglio lasciare, allora, che tutto si svolga “regolarmente” e solo successivamente interloquire con una leadership “legittima”.

Intanto, ad approfittarsi della situazione di caos in cui versa il paese, è il Presidente in carica Goodluck Jonathan (qui abbiamo tracciato la sua biografia politica). Cristiano battista, proveniente dal gruppo Ijaw della ricchissima regione petrolifera del Delta del Niger, ora punta a farsi rieleggere, accreditandosi come l’unico in grado di spezzare la minaccia jihadista.

Jonathan, però, durante il suo mandato non si è dimostrato all’altezza della situazione e non è escluso che il suo comportamento abbia incentivato l’avanzata di Boko Haram. In un primo momento pareva che fosse guidato da un afflato riformatore, tanto che chiuse degli accordi con le compagnie petrolifere del Delta (tra cui la nostra Eni), che prevedevano la riduzione del gas flaring. Ma, ben presto, Jonathan ha rivelato il suo vero volto. Il vertiginoso aumento di Pil nigeriano, dovuto alla vendita del petrolio, non ha prodotto trasformazioni sociali. Il denaro è finito in mano all’élite corrotta del sud, mentre la povertà e il malaffare dilagano.

E’ in questo contesto che Boko Haram ha potenziato la sua offensiva nel nord del paese, offensiva che ha prodotto la morte di circa 5 mila persone. In ogni caso, per fermare gli islamisti, l’amministrazione Obama ha comunque dato fiducia a Jonathan, forse sottovalutando le ambiguità del personaggio.

Il Presidente nigeriano, come spiegato da Andrea Spinelli Barrile, più che adottare efficaci pratiche di guerra che portassero alla liberazione dei territori occupati, si è messo a competere con gli islamisti in quanto ad efferatezza. L’esercito regolare si è macchiato di torture e sistematiche violazioni dei diritti umani. E, secondo quanto raccontato da Maurizio Molinari su La Stampa, lo avrebbe fatto “con equipaggiamento made in Usa“.

Obama, preso atto della situazione, ha dovuto sospendere il sostegno al governo di Abuja, sostegno che consisteva in addestramento dei militari e in rifornimento di elicotteri Cobra. Così l’iniziativa militare è passata a Camerun, Niger e Ciad, ovvero gli altri tre Paesi che con la Nigeria si affacciano sul Lago Ciad e che sono in allarme per il diffondersi dello jihadismo di Boko Haram.

Il posizionamento delle truppe introno al Lago del Ciad, però, non ha prodotto risultati. Anzi, il leader dei miliziani islamisti, Abubakar Shekau, ha preso tutti in contropiede scatenando sanguinose offensive che si sono dimostrate vincenti. Il Presidente del Ghana John Mahama, allora, ha lanciato l’idea di creare un contingente Ecowas, che comprenda 15 nazioni dell’Africa Occidentale. E pare che voglia chiedere un mandato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per intervenire.

La Francia e la Russia sembrano intenzionate a sostenere l’iniziativa. Francois Hollande vorrebbe farlo anche in maniera attiva, non solo inviando armamenti, ma anche truppe speciali.

Il punto, però, è che la Francia, così come altre nazioni occidentali, ha probabilmente intenzione di appoggiare un intervento militare legittimando ancora una volta “l’alleato” Jonathan, che dovrebbe uscire a breve vincitore dalle urne. Ma quest’ultimo è in grado di garantire un processo di pace nel paese?

Come puntualmente analizzato da Africa Express, la legge elettorale della Nigeria è un vero guazzabuglio, sembra fatta apposta per impedire l’esercizio della democrazia. Dunque, il primo nodo da cui partire è che le elezioni saranno probabilmente “inquinate” e non percepite come libere. In secondo luogo, Jonathan per vincere non cavalcherà solo la paura diffusa nei confronti degli islamisti, ma saprà guadagnarsi voti anche attraverso il suo esercito e la sua capillare rete di corruzione. Tutti elementi questi, che potrebbero aggravare il conflitto in corso.

Infine c’è un’altra questione cruciale da sciogliere. Nessuno vuole sminuire la componente etnica e religiosa del conflitto, ma non si può nemmeno occultare quella economica. Se l’Occidente, ma anche gli altri paesi importatori di greggio, mettessero dei vincoli precisi al futuro governo nigeriano sul rispetto di standard lavorativi e salariali decorsi, ciò sicuramente favorirebbe dei grandi passi in avanti. Ovviamente, per compiere un’operazione del genere si dovrebbe pagare un certo prezzo e dovrebbero pagarlo anche le multinazionali del petrolio.

Il conflitto, che attraversa la Nigeria, non è solo tra fondamentalisti e moderati, ma anche tra un élite del sud che ha in mano le risorse e un nord poverissimo. Per questo motivo, Avaaz-Il mondo in azione (Ong internazionale istituita nel 2007 a New York) ha deciso di lanciare un appello. Per quanto sia difficile che riesca a conseguire un risultato concreto, la campagna quantomeno porta a far riflettere i cittadini del “mondo libero” e “laico” sul fatto che la guerra nigeriana ha un orizzonte più ampio di quello che viene dipinto sulla stampa mainstream.

Dall’appello si legge:

“Siamo scioccati dalle ultime stragi compiute dal gruppo terroristico Boko Haram in Nigeria e vi chiediamo di convocare subito una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, prendere una posizione ufficiale e approvare una risoluzione che includa misure per proteggere i civili e identificare le forze militari responsabili di violazioni dei diritti umani, e che spinga il governo nigeriano ad approvare riforme che possano più efficacemente proteggere e servire i suoi cittadini. È giunto il momento che il mondo dia priorità a mettere fine a questo conflitto brutale”

Boko Haram