Papa Francesco: “Povertà colpa del sistema, non delle famiglie numerose”

Papa Francesco invita i cattolici alla “paternità responsabile”

Crescete, moltiplicatevi e riempite la terra” così è scritto nel primo Libro della Genesi e sono le parole che Dio rivolge a Noè benedicendo lui e i suoi figli. Questo precetto cristiano deve essere osservato, secondo Papa Francesco “con responsabilità”. Il Pontefice ha espresso questo concetto sul volo di ritorno verso Roma durante il consueto ‘dibattito’ con i giornalisti che lo seguono in giro per il mondo per raccontare i suoi viaggi.

Nell’udienza generale a Manila il Papa aveva salutato con entusiasmo la presenza di tante famiglie numerose accorse ad incontrarlo, definendole “un vero dono di Dio“. Stimolato dai giornalisti ha voluto approfondire il tema, raccontando un episodio risalente a qualche mese fa, quando ha rimproverato una fedele perché incinta dell’ottavo figlio dopo aver già partorito per ben sette volte con il cesareo:

«Alcuni credono, scusatemi la parola, che per essere buoni cattolici dobbiamo essere come i conigli. No. Paternità responsabile …Io ho rimproverato alcuni mesi fa in una parrocchia una donna perché era incinta dell’ottavo figlio, con sette parti cesarei. “Ma lei ne vuole lasciare orfani sette?”, le ho detto. Ma questo è tentare Dio. Parliamo di paternità responsabile».

Questa affermazione ha aperto, ovviamente, ad una seconda riflessione legata al come poter evitare una “procreazione irresponsabile” senza l’utilizzo della contraccezione. Su questo punto il Papa è stato più cauto come era normale aspettarsi, deviando il discorso sul numero ideale di figli per famiglia, ovvero tre, per garantire la procreazione. Dopo i tre figli, sempre secondo il Papa, ci sarebbero “altre via di uscita lecite” da ricercare attraverso il dialogo con il proprio Pastore. La parola che manca nel suo discorso è ‘astinenza’, ma è chiaro che stava parlando di quello:

«Io credo che il numero di 3 per famiglia sia quello che gli esperti ritengono importante per mantenere la procreazione, 3 per coppia. Per questo la parola chiave per rispondere è quella che usa sempre la Chiesa, e anche io: paternità responsabile. Come si fa questo? Con il dialogo, ogni persona con il suo pastore vede come fare quella paternità. L’esempio che ho menzionato di quella donna che aspettava l’ottavo figlio e ne aveva sette nati con il cesareo: questo è una i-r-r-e-s-p-o-n-s-a-b-i-l-i-t-à. Lei mi ha confidato: “Ma guarda io non ho i mezzi”. “Sii responsabile”, ho risposto. Alcuni credono, scusatemi la parola, che per essere buoni cattolici dobbiamo essere come i conigli. No. Paternità responsabile. E per questo nella Chiesa ci sono i gruppi matrimoniali, gli esperti, i pastori. Si cerca… E io conosco tante vie di uscita, lecite, che hanno aiutato a questo problema».

Il Papa ha comunque difeso le famiglie numerose, considerate da molti la causa della povertà. Per il Papa le ragioni della povertà vanno ricercate nell’attuale realtà economica:

«Ho sentito dire che le famiglie con molti figli e la nascita di tanti bambini sono tra le cause della povertà, mi pare un’opinione semplicistica. Posso dire, possiamo dire tutti, che la causa principale della povertà è un sistema economico che ha tolto la persona dal centro e gli ha posto il dio denaro. Un sistema economico che esclude, esclude sempre, i bambini, gli anziani, i giovani, i senza lavoro, e che crea la cultura dello scarto che viviamo. Siamo abituati a vedere persone scartate e questo è il motivo principale della povertà, non le famiglie numerose».

Dopo aver parlato della sua visione di paternità responsabile, il Papa è tornato anche sull’ormai famosa frase del pugno, che agli occhi di molti è parsa come una giustificazione per chi reagisce con modi violenti ad un’offesa:

«In teoria possiamo dire che una reazione violenta davanti una offesa, a una provocazione, non si deve fare. Possiamo dire quello che dice il Vangelo, che dobbiamo dare l’altra guancia. Sulla teoria siamo tutti d’accordo. Ma siamo umani. E c’è la prudenza, che è una virtù della convivenza umana. Io non posso provocare, insultare una persona continuamente perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta. Allora dico che la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana e perciò deve essere prudente».