Referendum pensioni inammissibile per la Consulta: le motivazioni

Non passa il referendum, il Parlamento valuta comunque una nuova riforma previdenziale, le motivazioni della Corte costituzionale legate allo “stretto collegamento” del quesito con la legge di bilancio.

di guido

Aggiornamento 27 gennaio 2015, ore 18.15 Le motivazioni con cui la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum abrogativo della riforma della pensioni targata Elsa Fornero, ministro del lavoro del governo Monti, sono ascrivibili al suo “stretto collegamento” con la legge di bilancio, che non può essere sottoposta a referendum, così come prevede la costituzione (art. 75) e alla “palese carenza di omogeneità del quesito”. Ecco in sintesi le motivazioni della decisione presa dalla Consulta lo scorso 20 gennaio sulla inammissibilità del quesito di referendum proposto dalla Lega Nord di Matteo Salvini.

Referendum pensioni. Corte Costituzionale: “Inammissibile”

Aggiornamento 20 gennaio 2015, ore 11:55 – La Corte Costituzionale ha bocciato il referendum sulla riforma delle pensioni, giudicandolo inammissibile. La sentenza sarà depositata entro i termini previsti dalla legge.

Il commento di Matteo Salvini: «Questa Italia mi fa schifo».

in aggiornamento

Oggi la decisione della Consulta

Oggi la Corte Costituzionale dovrebbe esprimersi sulla legittimità del referendum presentato dalla Lega Nord per l’abolizione della riforma Fornero del sistema pensionistico. Ieri la Consulta aveva deciso per un rinvio accogliendo la richiesta del Carroccio, che non aveva ricevuto la notifica e non aveva potuto presentare dei documenti ritenuti indispensabili.

La proposta di referendum, che è stata presentata dopo aver raccolto più del mezzo milione di firme necessarie (3 milioni, secondo la Lega), intende smantellare la riforma che, con il Salva Italia del Governo Monti, ha rivoluzionato il sistema previdenziale italiano, allungando i tempi di permanenza sul lavoro, allontanando la pensione per milioni di lavoratori che ne avevano ormai maturato i diritti secondo le vecchie norme, e generando come danno collaterale migliaia di esodati, problema che i governi successivi hanno faticosamente cercato di risolvere.

La riforma Fornero è stato senza dubbio la misura più dura (e contestata) del governo Monti, e a pagarne il prezzo più caro sono stati i lavoratori più anziani, che in molti casi già “vedevano” letteralmente l’uscita dal lavoro e si sono invece ritrovati alle prese con nuovi calcoli e nuove quote da raggiungere.

La questione su cui la Consulta è chiamata a decidere per stabilire la legittimità o meno del referendum, è se la riforma Fornero vada considerata o no una legge di bilancio. In caso positivo, non si potrà sottoporre al voto dei cittadini. Se invece il referendum passasse, e vincessero i sì, la riforma Fornero verrebbe abolita ma ci troveremmo di fronte a un vuoto legislativo e a un buco di 80 miliardi (tanto il risparmio per lo Stato fino al 2020).

È probabile quindi che se la Consulta darà il via libera al referendum, il Parlamento approvi in fretta una nuova riforma pensionistica in modo da rendere inutile la consultazione. D’altronde il premier Renzi ha già annunciato un piano improntato a un incremento del livello di flessibilità in uscita, progetto condiviso da buona parte dei partiti e dei sindacati ma che in Europa è mal visto per via degli esborsi cui costringerebbe l’Italia. Se la Consulta desse il disco verde al referendum, però, il Parlamento si ritroverebbe praticamente obbligato ad agire, magari già con qualche aggiunta al decreto Milleproroghe, come chiede l’ex ministro Cesare Damiano.

elsa fornero