Elezioni Grecia 2015, le alleanze: accordo Syriza-Indipendenti. Fuori To Potami

Alleanza Tsipras-Greci Indipendenti: la maggioranza ora ha 162 voti in parlamento

Dopo aver vinto le elezioni di ieri, senza riuscire però ad ottenere la maggioranza dei seggi fermandosi a quota 149 su 300, oggi Alexis Tsipras ha già iniziato ad incontrare le altre forze politiche per riuscire a formare il suo governo. Il primo che ha incontrato è stato Panos Kammenos, leader dell’ANEL (Greci Indipendenti) che ieri ha ottenuto 13 seggi a fronte del 4,75% dei voti. L’ANEL è una formazione politica conservatrice ed euroscettica, molto distante ideologicamente da Syriza su temi centrali come quello dell’immigrazione.

I due partiti hanno comunque raggiunto un’intesa per creare un governo di “salvezza nazionale” ed evitare così l’ennesima crisi politica nel panorama ellenico, che altrimenti porterebbe ad una nuova situazione di stallo mettendo anche in pericolo la solidità dell’Euro sui mercati internazionali. D’altronde anche in campagna elettorale Panos Kammenos non aveva escluso un’alleanza con Syriza, partendo proprio dalle idee comuni sulla ristrutturazione del debito e quindi sui rapporti con l’Unione Europea.

Stando ad alcune fonti greche le due forze politiche avrebbero raggiunto un accordo di governo, mentre da altre parti si parla solo di un appoggio esterno da parte di ANEL. In questo momento il futuro governo potrà contare su 162 voti in parlamento, ottenendo quindi la maggioranza per 12 voti. Questa alleanza è “frutto” comunque dell’affermazione per certi versi sorprendente dei Greci Indipendenti, prima delle elezioni stimati al 2,6% e quindi sotto la soglia di sbarramento del 3%.

L’alleanza di governo tra Syriza e ANEL esclude quella con i “grillini greci” di To Potami. Il loro leader, Stavros Theodorakis, ha già fatto sapere che non entrerà in un governo del quale fanno parte gli Indipendenti, escludendo così l’ipotesi di allargare la maggioranza parlamentare: «Non parteciperemo né gli daremo appoggio esterno dal momento che esso sarà formato con il partito Greci Indipendenti».

La posizione di To Potami rischia di mettere in seria difficoltà Tsipras, che avrebbe bisogno di un consenso più largo in parlamento per non rischiare di naufragare in breve tempo. A meno di ripensamenti da parte di To Potami, probabilmente Syriza dovrà cercare un accordo con una parte del PASOK (Movimento socialista panellenico), con il quale comunque non è possibile un’alleanza programmatica essendo stato in questi anni forza di governo al fianco dell’ex Premier Samaras.

Impossibile anche un’alleanza con i comunisti di Kke, nemici giurati di Tsipras e Syriza. Anche in questo caso non è da escludere però che qualche parlamentare esca dal suo gruppo (15 i deputati eletti) per appoggiare il nuovo governo.

(Aggiornamento di Stefano Capasso)

Grecia, Tsipras: le possibili alleanze prima del voto

GREECE-EU-VOTE-TSIPRAS

Secondo gli ultimi sondaggi dell’Istituto Alco, Syriza è in testa con il 31,2% dei sondaggi contro il 27,8% di Nuova Democrazia. A poco meno di 10 giorni dal voto, dunque, appare probabile che la sinistra anti-austerity possa vincere le elezioni, o meglio, “arrivare prima”.

Ma prima di chiedersi se Alexis Tsipras sarà in grado di condurre la sua battaglia per la ristrutturazione del debito greco, è opportuno indagare sulle reali prospettive di alleanza post-voto per Syriza.

Tsipras, ieri, ha chiesto ai cittadini di sostenere il suo partito per una maggioranza tale da consentirgli di formare un governo monocolore. Ed ha aggiunto: “Ci aspettano giorni di duro lavoro: abbiamo la volontà, il coraggio e la determinazione di dare battaglia per un grande cambiamento progressista e di vincerla” (Via Ansa. Tuttavia, l’ipotesi per Syriza di formare un esecutivo da sola non è cosa semplice. Se è vero, infatti, che la legge elettorale greca offre un bonus di 50 seggi al partito vincitore, bisogna tener presente altre variabili.

Ci spieghiamo meglio. Ad essere cruciale non sarà solo la percentuale che riuscirà a capitalizzare la sinistra, ma anche la somma delle percentuali dei partiti che non riusciranno ad entrare in Parlamento. Dunque si renderà necessario, nel contesto del “proporzionale rinforzato” greco, contare anche i voti di quelle formazioni che non supereranno lo sbarramento del 3%. Alla luce di ciò, Pavlos Nerantzis, su Il Manifesto, ha fatto un po’ di conti:

“Se per esem­pio questa somma (quella dei partiti fuori dal Parlamento) arriva al 15 per cento, Syriza potrebbe for­mare un governo anche con il 34,5 per cento. Se, invece, i par­titi rima­sti fuori dal par­la­mento rac­col­gono il 10 per cento dei voti, la sini­stra radi­cale greca dovrà otte­nere oltre il 36 per cento per poter costi­tuire un governo monocolore”

Sempre secondo gli ultimi sondaggi, le formazioni che non riuscirebbero a superare la soglia sono il Partito dei Greci Indipendenti, che otterrebbe il 2,6%, il Movimento dei Socialisti Democratici (Kidiso), che è stimato intorno al 2,4%,e Dimar (sinistra democratica) che viaggia intorno all’1%. Poi, c’è il caso del Pasok (il Partito Socialista, che ha governato con Samaras). Quest’ultimo, attualmente, viene dato al 3,6%, e dunque dovrebbe farcela per un pelo. In ogni caso, questi dati non lasciano molto spazio all’opzione di un esecutivo composto unicamente da Syriza. Ma le sorprese, ovviamente, non sono escluse.

Dunque, Tsipras dovrà allearsi. Ma con chi? Certamente potrebbe trattare con To Potami (Il Fiume), una sorta di Movimento 5 Stelle ellenico (dato al 6,5%). Poi ci potrebbe essere un’apertura ad ex parlamentari provenienti dal Pasok, ma sembra escluso un accordo programmatico con i socialisti. Questi, dopo aver appoggiato acriticamente il memorandum, non sosterrebbero mai le riforme radicali proposte da Syriza. Inoltre, un’alleanza del genere esporrebbe Tsipras ad una serie di critiche interne del partito e del suo elettorato, che finirebbero per indebolirlo.

Appare, poi, molto complicata un’alleanza con i comunisti del Kke (stimati intorno al 5%). Questi hanno sempre escluso categoricamente qualsiasi accordo con Syriza. Il segretario del partito, Dimi­tris Kou­tsum­bas, ancora qualche giorno fa accusava la Coalizione di sinistra di essere “una forza filo-borghese“. Ed ha aggiunto: “Dicono che vorreb­bero fare la rivo­lu­zione, ma discu­tono con i rap­pre­sen­tanti della City e del Bil­der­berg Group“.

Tsipras, però, continua a credere in alleanze con tutti i partiti anti-memorandum e anche con elementi progressisti, che potrebbero rivedere parzialmente le loro posizioni. Dunque, fatta eccezione che per nazisti di Alba Dorata e la destra nazionalista degli Indipendentisti, il treantanovenne leader di Syriza per ora non vuole chiudere nessuna porta.

Per parte nostra, poniamo un ulteriore elemento di riflessione. A chi sta orchestrando una campagna di paura su una eventuale “Atene rossa”, rispondiamo che se Tsipras non dovesse riuscire a formare un esecutivo le conseguenze potrebbero essere negative per tutti. In tal caso, si aprirebbe un periodo di forte instabilità per la Grecia e, in un clima molto teso, il Parlamento avrà l’obbligo di eleggere il nuovo capo di Stato. A quel punto, si andrà al voto anticipato entro un mese, mentre l’euro inevitabilmente finirà per indebolirsi ulteriormente.

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