Il siparietto di Matteo Renzi con Martin Schulz

Lo scontro delle civiltà, in versione Italia e Germania.

di andreas

Martin Schulz, se ancora non l’ha fatto, entro breve inizierà a pensare che gli italiani ce l’abbiano con lui. O quanto meno non potrà che confermare i più triti stereotipi che aleggiano sul nostro paese: ritardatari, guasconi, poco rispettosi e quant’altro. Il litigio andato in scena tra lui e Berlusconi nel 2003 al Parlamento Europeo (quello con al centro la battuta dei kapò) è ormai una pagina (triste) di politica passata alla storia; oggi invece il presidente del Parlamento europeo deve vedersela con qualcuno che forse gli ricorda il Cavaliere da vicino: Matteo Renzi.

Che è successo? Il giorno prima Matteo Renzi era a Strasburgo per il suo discorso conclusivo al termine del semestre italiano; il giorno dopo è in programma una conferenza stampa dopo il bilaterale con Martin Schulz, uno di quegli incontri di rito che presuppongono un certo rispetto del protocollo. E già qui sorge il primo problema, c’è quasi uno scontro di culture; perché da una parte i tedeschi sono tutti compunti e puntuali, dall’altra gli italiani, diciamo così, si fanno notare spesso e volentieri per alcune bizzarrie.

E quindi, non solo Renzi arriva in ritardo, pronunciando un “sorry i’m late” mentre dà il bacio di saluto a Schulz, ma una volta dentro, mentre Schulz aspetta che il premier italiano si palesi, si mette a parlare il telefono. E la nervosa attesa di Schulz finisce sulla televisione francese, che riprende tutto e il giorno dopo lo invita in studio nella trasmissione Petit Journal per mostrargli come viene fuori il siparietto. Renzi parla al telefono, Schulz si aggira nervoso per le sale in cui lo attende, i giornalisti gli chiedono se “Renzi si stia facendo attendere” e lui, un po’ sconsolato, annuisce.

A quel punto non trova niente di meglio da fare che sorseggiare un espresso davanti alla bandiera italiana in attesa del presidente del Consiglio; una sorta di legge del contrappasso. Schulz mescola il caffè, mescola, mescola, mescola. Il nervosismo è palpabile. Ma, finalmente!, ecco che Renzi appare, fresco come una rosa. Per Schulz è giunto il momento tanto atteso, la conferenza stampa può cominciare. Anzi no: perché in gita quel giorno ci sono un gruppo di ragazzine italiane che gli chiedono una foto, e forse che Matteo Renzi in persona può tirarsi indietro di fronte all’occasione di farsi bello davanti a delle giovini fanciulle? “Che ci fate qua di bello?”.

Il guascone fiorentino si mette così a scherzare allegramente, tira in mezzo Schulz, e lo costringe pure ad apparire nel selfie d’ordinanza fatto citando Totti, così, per non farsi mancare nulla dell’italico panorama nazional-popolare. Il bello è che Schulz, che dentro rode eccome, riesce pure a venire bene nella foto, tutto sorridente, come se davvero gli facesse piacere stare al gioco. Ma Schulz in fondo dev’essere una brava persona, visto anche come se la ride di gusto nel riquadro che lo mostra mentre assiste al servizio.

Finito il selfie, è fatta, adesso la conferenza stampa può iniziare. Il fatto è che per Renzi, probabilmente, il divertimento è finito col selfie. La parte in cui può dare sfogo alla sua vena istrionica è bello che passato. E così, mentre Schulz risponde alle domande, lui sbadiglia, si annoia, chiede se sia finito il tempo delle domande, tira fuori il cellulare. Forse Renzi si è montato la testa, forse quel giorno aveva l’argento vivo addosso come un ragazzino di 13 anni; chissà. Quel che è sicuro è che dopo Berlusconi, avendo conosciuto Monti e Letta, forse Schulz pensava che il Cavaliere fosse un’eccezione alla regola. Si sbagliava. E intanto il Cavaliere, da qualche parte, si starà chiedendo che cosa sarebbe successo se una scena del genere l’avesse fatta lui.